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Zeno D’Agostino: “Prossima sfida non farsi cannibalizzare dagli oligopoli delle compagnie armatoriali”

Regolamentare l’attività a terra delle compagnie marittime e decarbonizzare gli scali. Sono le sfide del futuro, a partire dal 2021, che dovranno affrontare i porti italiani secondo Zeno D’Agostino, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Adriatico Orientale e neo amministratore di Ram Spa. In un’intervista di fine anno rilasciata all’Ansa, D’Agostino dice: “Si riscontra una quasi progressiva ‘discesa a terra’ delle compagnie marittime. Ed è un po’ questa la sfida dei porti, ossia riuscire a non farsi cannibalizzare dalla presenza delle compagnie armatoriali, perché queste, oltre a stringere alleanze a livello marittimo, cominciano a essere soggetti fondamentali della logistica terrestre. Cosa che non ritengo dannosa ma un naturale processo di evoluzione della logistica”.

Secondo il presidente della port authority giuliana il ruolo degli enti che governano le banchine deve essere “quello di andare a mitigare in qualche modo ma anche contrastare l’effetto monopolio, o meglio oligopolio. Siamo in presenza di oligopoli del mare che stanno lentamente scendendo a terra. Per questo occorre studiare bene la situazione per gestirla al meglio”.

L’altro tema da affrontare da subito per D’Agostino, “è quello della decarbonizzazione e della transizione energetica dei porti, che stiamo affrontando con il Recovery Fund”. Due i focus da analizzare, ossia “la decarbonizzazione di quanto già facciamo o che faremo, e pensare di considerare il porto come un hub energetico e non solo trasportistico”.

A proposito del porto di Trieste il presidente parla di un 2020 “positivo, soprattutto dal punto di vista occupazionale”, con i traffici che “sono andati abbastanza bene, anche perché quelli che hanno risentito della pandemia sono stati quelli collegati alle rinfuse liquide, come il petrolio”.

Diverso il discorso relativo ai traffici collegati alle rinfuse solide che, come ha spiegato da D’Agostino “in realtà non hanno risentito della pandemia ma della chiusura della Ferriera in quanto è venuto a mancare quello che serviva allo stabilimento siderurgico, dal carbone alle bramme”.

Invece “hanno tenuto bene container e ro-ro che sono quelli che poi creano davvero occupazione in porto”. Infine un primato importante: “A ottobre e novembre c’è stato il record storico dello scalo di Trieste delle chiamate lavorative del porto, un risultato che reputo davvero importante” ha concluso il manager portuale.

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