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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Recovery Fund: dietrofront sul rinnovo dei traghetti e delle navi da crociera

Nelle ultime ore è stata ‘confezionata’ una nuova bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza (volgarmente ribattezzato Recovery Plan o recovery fund) e per gli armatori italiani le notizie non sembrano essere buone. L’ultima è la versione aggiornata a seguito dei rilievi e dell’esame approfondito del Ministero dell’Economia e delle Finanze che ha stralciato alcune voci d’investimento e ne ha modificato altre arricchendole. Tra i progetti che sono stati maggiormente potenziati ci sono quelli per la Sanità, per un totale che sfiorerebbe i 18 miliardi, così come rialzi sarebbero stati approvati anche per infrastrutture sociali, istruzione e cultura. A farne le spese altri settori fra cui il capitolo dedicato a infrastrutture, intermodalità e logistica.

In particolare, secondo quanto confermato a SHIPPING ITALY da fonti vicine allo stesso Mef e al Ministero dei trasporti, una sforbiciata avrebbe riguardato il programma di “rinnovo della flotta” che fino a pochi giorni fa si era visto assegnare 630 milioni di euro. In particolare rischiano di essere drasticamente ridotti o cancellati gli stanziamenti rivolti alle navi (traghetti, crociere, ecc.) attive nel libero mercato perché un sostegno pubblico alle società armatoriali sarebbe visto da Bruxelles come un possibile aiuto di Stato e dunque non verrebbe approvato. Rimarrebbe invece confermato il supporto pubblico, tramite i soldi del Recovery Fund appunto, alle navi in dotazione alla Guardia Costiera così come i mezzi impiegati per il trasporto pubblico locale o per le rotte convenzionate per garantire la continuità territoriale marittima. Il ragionamento del Mef è che possono rientrare negli aiuti europei i programmi di rinnovo del naviglio che non alterino la concorrenza sul mercato. Rimane da capire come verranno considerati ad esempio gli investimenti in navi bettoline per il rifornimento di Gnl nei porti.

Le stesse fonti suggeriscono però che se da una parte certi fondi per il rinnovo delle flotte vengono cancellati, è pur vero che esiste sempre la possibilità di inserire in altri capitoli (ad esempio in programmi promossi dal Ministero dell’ambiente sul trasporto sostenibile) incentivi all’installazione di scrubber, di nuove navi alimentate a Gnl, ecc.

La bozza del Piano nazionale di ripresa e resilienza che SHIPPING ITALY aveva reso pubblica a fine dicembre (prima dii essere sottoposta al piano di razionalizzazione delle risorse da parte del Mef) prevedeva “incentivi per la costruzione di nuove unità o refitting di unità esistenti con sistemi di generazione/propulsione di ultima generazione (fuel cells, motori a LNG, batterie e sistemi ibridi), in grado di ridurre o annullare l’impronta ambientale”. Specificava inoltre che “saranno interessati i vettori Ro-Ro, i traghetti, le navi da crociera e la flotta della Guardia Costiera. Verranno inoltre realizzate opportune infrastrutture sistemiche, come quelle del bunkeraggio del GNL nave-nave e camion-nave mediante l’adeguamento dei terminali Gnl esistenti e la costruzione di nuove infrastrutture (3 microliquefattori) e navi bunkerine dedicate”.

Lo schema dei progetti ammessi precisava che per la linea traghetti/navi da crociera  era attesa la sostituzione di 50 imbarcazioni entro l’ultimo trimestre del 2026, per la linea Guardia Costiera la sostituzione di 60 motovedette ibride sempre entro fine 2026 e per la linea Lng la realizzazione di due navi bunkerine da 20.000m3 entro il secondo trimestre del 2024.

A questo punto rimarrà da capire se e dove eventuali risorse sottratte o dirottate dal programma di rinnovamento delle flotte possano eventualmente ricomparire in altri progetti.

Nicola Capuzzo

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