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Tutti assolti gli imputati nel processo per il fallimento T-Link di Navigazione

Sono stati assolti tutti e sei gli imputati nel processo a Palermo sulla presunta bancarotta fraudolenta della T-Link di navigazione Spa, la compagnia fallita un decennio fa che operava un’autostrada del mare fra i porti di Termini Imerese e Genova Prà. Lo rivela Live Sicilia ricordando che sotto processo finirono Simone Cimino (vertice del fondo […]

di Nicola Capuzzo
20 Gennaio 2021
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T-Link Lines fumaiolo

Sono stati assolti tutti e sei gli imputati nel processo a Palermo sulla presunta bancarotta fraudolenta della T-Link di navigazione Spa, la compagnia fallita un decennio fa che operava un’autostrada del mare fra i porti di Termini Imerese e Genova Prà.

Lo rivela Live Sicilia ricordando che sotto processo finirono Simone Cimino (vertice del fondo Cape Regione Siciliana che era azionista di maggioranza), Edoardo Bonanno, Stefano Costa, Onofrio Contu, Luca Romeo (ex amministratori e revisori di T Link) e Giovanni Maniscalco, commercialista liquidatore della società.

T-Link di navigazione, società sovvenzionata con fondi pubblici, dopo aver accumulato perdite per un paio di esercizi interruppe il servizio nei primi mesi del 2011 e venne dichiarata fallita dal tribunale nel marzo 2012. Tra i soci (di minoranza) figuravano anche altri player del mercato traghetto come Moby, Caronte & Tourist, la società Aelle Investimenti Srl (di Romeo e Costa) e la Oxon Srl (della famiglia Conti).

In due anni la compagnia aveva trasportato oltre 130mila veicoli e 85mila passeggeri sulla rotta fra Liguria e Sicilia.

La tesi dell’accusa era che il fallimento fosse stato provocato dalla gestione del management che avrebbe noleggiato le navi “a un prezzo notevolmente maggiorato rispetto al prezzo di mercato provocando alla società un danno di 3 milioni e 700 mila euro”. In più, secondo il pm, prima della procedura fallimentare i vertici avrebbero liquidato fatture per circa 3 milioni “a scopo di favorire a danno dei creditori taluni di essi”. Una tesi accusatoria che però non è stata accolta dal giudice.

Secondo la difesa degli imputati ogni azione intrapresa dai manager e dai liquidatori era stata trasparente e aveva come obiettivo il tentativo di salvare l’azienda, non quello di dissipare il patrimonio della stessa. Il fallimento fu dovuto al mutamento degli equilibri di mercato, alla concorrenza e all’aumento esponenziale del prezzo del carburante a causa della crisi libica nell’autunno del 2010.

Annunciando lo stop del servizio nel mese di maggio del 2011 la compagnia in una nota scriveva: “Nonostante T-Link abbia creato un’alternativa di mercato in un segmento dominato da un monopolista (l’accusato era Grandi Navi Veloci, ndr), l’appetibilità del servizio offerto abbia reso T-Link in poco tempo uno dei principali operatori nel quadro del cabotaggio di media e lunga percorrenza da e per la Sicilia, e la sua recente storia sia legata a un progressivo e importante incremento dei volumi trasportati, oggi il perdurare di una situazione di mercato viziata e conflittuale, cui si aggiunge un ulteriore consistente aumento dei costi del carburante, rende necessaria tale drastica decisione da parte dell’organo amministrativo e dei soci. La sospensione del servizio da parte di T-Link si inserisce peraltro in un contesto più generale di settore in cui si sta registrando un significativo incremento della concentrazione sulle rotte tirreniche, anche in seguito alla recente conclusione della concentrazione fra gli operatori Gnv e Snav”.

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