Il quotidiano online del trasporto marittimo

Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

I terminalisti mettono in mora la port authority di Genova: chiesti indietro 8 milioni versati alla CULMV

Nel porto di Genova è scoppiato un terremoto fra terminalisti e Autorità di sistema portuale per i conguagli (definiti “adeguamenti tariffari postumi”) che dal 2013 i concessionari versano nelle casse della Compagnia Unica Lavoratori Merci Varie per ripianare le perdite d’esercizio e per i quali ora chiedono (forse) il risarcimento.

Bisogna dire “forse” perché fonti a conoscenza diretta della questione hanno spiegato a SHIPPING ITALY che la Sezione Terminal Operators di Confindustria Genova ha scritto una lettera (firmata da tutti i terminalisti coinvolti nella vicenda) che doveva essere protocollata da palazzo San Giorgio ma che prima è stata informalmente messa a conoscenza del segretario generale Marco Sanguineri e del presidente Paolo Emilio Signorini la cui reazione ha indotto alcuni a fare un mezzo passo indietro. Resta il fatto che questa lettera (la cui esistenza è stata rivelata da Il Secolo XIX) è stata consegnata brevi manu a Sanguineri ed quindi difficile fingere che non sia mai esistita.

SHIPPING ITALY è in grado di rivelarne il contenuto a dir pocco scottante, a partire dall’oggetto che recita quanto segue: “Rapporti tra impresa autorizzata ex art. 17 della l. n. 84/1994 e imprese concessionarie e autorizzate allo svolgimento di operazioni portuali. Poteri di regolazione dell’Autorità e mancato rispetto degli obblighi gravanti sulla stessa. Ato di diffida e messa in mora”.

In estrema sintesi alla port authority viene rimproverato di non aver vigilato né di aver posto rimedio a una situazione per cui la Culmv non è stata in grado negli ultimi anni di operare in condizioni di equilibrio economico-finanziario costringendo (così è scritto) i terminal operator a versare dei conguagli per i quali oggi si richiede il risarcimento con conseguente messa in mora dell’AdSP.

Nella lettera, lo ripetiamo firmata in maniera coesa da tutti i componenti della sezione Terminal operators di Confindustria, si premette che alla port authority spettano “una serie di verifiche e controlli sull’organizzazione e sull’attività della Culmv”; “vigilanza e controllo” anche “in merito alla regolarità e all’efficienza dell’attività svolta da quest’ultima”.

Il versamento di questi “adeguamenti tariffari postumi” all’agenzia di fornitura di manodopera temporanea in porto vengono chiesti alle imprese da otto anni e sono sempre stati “corrispondenti alla perdita gestionale realizzata da Culmv rapportata al numero di avviamenti”. Le imprese dicono di essere “sempre state costrette a versare quanto richiesto” e rimproverano a Signorini la mancanza di “interventi più incisivi” nei confronti della Compagnia Unica. Alla luce dell’ultimo conguaglio appena riconosciuto lo scorso dicembre (per l’esercizio 2019) dopo che un accordo tra Confindustria, AdSP e Culmv aveva assicurato che quello per il 2018 sarebbe stato l’ultimo, i terminal operator accusano palazzo San Giorgio di “inosservanza, da parte dell’Autorità, dei propri doveri di regolatore dell’impresa monopolista ex art.17 della l. n. 84/1994, innoservanza che ha determinato, in capo alle imprese, un ingiusto pregiudizio cumulato, pari a svarati milioni di euro”.

La sezione confindustriale presieduta dal ‘pompiere’ Beppe Costa (che questa volta non è riuscito, o solo in parte, a frenare l’impeto dei suoi colleghi), parla ancora, a proposito delle richiesta annuale di integrazioni tariffarie, di un’operazione “abusiva in quanto palesemente collegata a dichiarate, conclamate e ammesse ‘disfunzioni’ gestionali che impattano sul bilancio della Culmv”, in una situazione in cui le norme vigenti impongono invece chiaramente all’Autorità di vigilare sull’attività del monopolista ex art.17. e di assumere tutte le misure necessarie ad assicurare che tale soggetto addotti una gestione della proprie impresa idonea a garantire l’equilibrio di bilancio”. Invece la port authority viene accusata di essere stata “colpevolmente e anzi intenzionalmente inerte rispetto ai propri doveri”.

Per i terminal operator “ne discende la responsabilità di codesta Autorità per violazione del diritto dell’Unione Europea e il correlativo diritto delle imprese di richiedere il risarcimento del danno”.

In totale sono 8.065.919,5 euro, di cui poco più di 69mila a Forest terminal, quasi 293mila a Grandi Navi Veloci, 1,25 milioni a Ignazio Messina & C., 3,7 milioni a Psa Genova Prà, 427mila euro a Spinelli, 323mila euro a Stazioni Marittime, oltre 1 milione di euro a Sech e poco più di 830mila euro a Terminal San Giorgio.

In conclusione i terminalisti nella lettera ricordano di voler nel porto di Genova “un’impresa ex art.17 della legge n.84/1994 in grado di fornire con efficienza il lavoro portuale” ma “che sia al contempo economicamente e finanziariamente indipendente”.

Nicola Capuzzo