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Gli armatori dei traghetti insorgono: Aponte e Lauro chiedono subito sgravi e ristori previsti

Per il trasporto marittimo passeggeri il 2020 è stato, com’era prevedibile, un annus horribilis e gli armatori ora protestano perché i ristori e gli sgravi contributivi previsti prima dal decreto Agosto e poi dalla Legge di Bilancio ancora non sono arrivati (mancano i decreti attuativi). Secondo le statistiche di Assoporti, rispetto al 2019 il crollo […]

di Nicola Capuzzo
2 Marzo 2021
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Per il trasporto marittimo passeggeri il 2020 è stato, com’era prevedibile, un annus horribilis e gli armatori ora protestano perché i ristori e gli sgravi contributivi previsti prima dal decreto Agosto e poi dalla Legge di Bilancio ancora non sono arrivati (mancano i decreti attuativi).

Secondo le statistiche di Assoporti, rispetto al 2019 il crollo nel settore crociere è stato del 94,6%, il comparto dei traghetti ha perso il 46,7%, mentre il cabotaggio locale ha avuto un calo persino superiore (-49,2%). Le stime di Assarmatori sono ancora più impietose, oltre alla quasi totale cancellazione del traffico crociere (si è passati dagli oltre 12 milioni di passeggeri del 2019 a poco più di 700 mila), nel corso del 2020 le imprese di navigazione operanti servizi di collegamento con le isole maggiori e nelle cosiddette “autostrade del mare” hanno registrato, su base annua, una perdita di passeggeri e relativo fatturato di oltre il 50%. Allo stesso modo, le imprese attive nei settori dei trasporti marittimi di corto raggio, prevalentemente insulari, hanno subìto lo scorso anno una riduzione dei passeggeri trasportati del -53% circa con conseguenti perdite di oltre metà del fatturato rispetto all’anno precedente.

Un crollo ampiamente previsto all’indomani dello scoppio dell’emergenza pandemica, tanto che, dopo una prima serie di interventi che avevano lasciato l’industria del trasporto marittimo sostanzialmente senza copertura, in agosto il Governo aveva previsto due misure ad hoc per gli armatori nel decreto n. 104 (“decreto Agosto”).

Per il cabotaggio (con l’articolo 88) è stata prevista per alcuni mesi la decontribuzione del costo del lavoro del personale navigante imbarcato sulle navi iscritte nel registro nazionale. In un primo tempo l’aiuto temporaneo doveva durare da agosto a dicembre 2020 ma successivamente, con la Legge di bilancio, il periodo è stato esteso fino ad aprile 2021. In sostanza è stato deciso di estendere temporaneamente anche al cabotaggio l’aiuto che esiste dal 1998 per il personale imbarcato sulle navi italiane operanti su rotte internazionali e il cui obiettivo è quello di rendere il costo del lavoro dei marittimi italiani in linea con quello delle navi battenti altre bandiere estere.

Gli armatori ora però insorgono perché ad oggi, a un mese dalla scadenza dei suoi effetti (come detto aprile 2021), le misure non sono ancora state attivate per mancanza dei decreti attuativi e quindi l’Inps pretenda dalle società armatoriali il pagamento di quegli stessi contributi che in realtà una norma di legge avrebbe sospeso dalla scorsa estate.

Per lo stesso motivo, vale a dire l’assenza dei relativi decreti attuativi, non è stato finora distribuito un centesimo neanche dei soldi previsti con la seconda delle misure di sostegno al traffico marittimo passeggeri adottate con il “decreto Agosto” (articolo 89), ossia il fondo di ristoro per le perdite subite dai gestori di traghetti (50 milioni di euro per i mancati ricavi dal 23 febbraio al 31 dicembre 2020, rifinanziato poi nell’ultima Legge di bilancio con ulteriori 20 milioni di euro).

Volendo esaminare, più nel dettaglio, il periodo di crisi dal 23 febbraio al 31 dicembre 2020 i dati, raccolti da Assarmatori su base trimestrale, dimostrano che per quanto riguarda i servizi di collegamento marittimo di lungo raggio con le isole maggiori, la riduzione dei passeggeri è stata di circa un -90% nel periodo 23 febbraio – 31 maggio 2020, di un -38% nel periodo 1 giugno 30 settembre 2020 e infine di un -47% nel periodo 1 ottobre – 31 dicembre 2020.

Allo stesso modo, considerando il medesimo periodo che va dal 23 febbraio al 31 dicembre 2020, i dati raccolti relativamente ai servizi di collegamento marittimo di corto raggio con le isole minori, dicono che la riduzione dei passeggeri è stata del -85% nel periodo 23 febbraio – 31 maggio 2020, del -33% nel periodo 1 giugno – 30 settembre 2020 e infine di circa un -49% nel periodo 1° ottobre – 31 dicembre 2020.

Una ripresa del trasporto passeggeri si è registrata soltanto tra il secondo e il terzo trimestre senza tuttavia recuperare le ingenti perdite accumulate nella prima metà del 2020, mentre i servizi di linea, anche per garantire i necessari approvvigionamenti alle popolazioni, non sono mai stati interrotti.

Per Salvatore Lauro, armatore al vertice di Alilauro e Laziomar, “l’aspetto più triste è che questi incredibili ritardi dimostrano ancora una volta la sottovalutazione che c’è rispetto al trasporto marittimo” dice a SHIPPING ITALY. Poi aggiunge: “Gli aiuti per il trasporto ferroviario e per quello aereo vengono normalmente erogati, invece noi, pur avendone diritto, non abbiamo ancora avuto né gli sgravi contributivi, né i ristori, con il paradosso che nemmeno ci danno i vaccini per il personale. Le nostre navi garantiscono i servizi sanitari nelle isole. E non solo, giustamente, medici e infermieri vengono vaccinati ma la copertura è stata garantita anche tutti i dipendenti delle terme, che in assenza di clienti sono chiuse, ma non vengono vaccinati i marittimi, senza i quali l’assistenza stessa non potrebbe essere garantita”.

Maurizio Aponte, amministratore delegato di Navigazione Libera del Golfo, a sua volta parla di “ritardi gravi, gravissimi, che colpiscono ulteriormente aziende che stanno da un anno garantendo servizi essenziali, subendo perdite di fatturato senza precedenti. E il 2021, purtroppo sarà un anno ancora complicato. Qui c’è bisogno di nuove misure di sostegno e, invece, non vengono erogate nemmeno quelle già decise da parecchi mesi. Che cosa dobbiamo dire di più per far comprendere quanto sia drammatica la situazione?”.

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