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Registro Internazionale Italiano: l’Agenzia delle Entrate a gamba tesa contro gli armatori

Proprio mentre le due associazioni di categoria Confitarma e Assarmatori si affrontano sull’estensione alle altre bandiere comunitarie dei benefici previsti dal Registro Internazionale Italiano delle navi voluta da Bruxelles (la contesa è sulla necessaria o meno stabile organizzazione in Italia della società armatoriale), l’Agenzia delle Entrate si è occupata di loro con una risoluzione (la […]

di Nicola Capuzzo
3 Marzo 2021
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Palumbo cantiere navale Malta

Proprio mentre le due associazioni di categoria Confitarma e Assarmatori si affrontano sull’estensione alle altre bandiere comunitarie dei benefici previsti dal Registro Internazionale Italiano delle navi voluta da Bruxelles (la contesa è sulla necessaria o meno stabile organizzazione in Italia della società armatoriale), l’Agenzia delle Entrate si è occupata di loro con una risoluzione (la 15/E appena pubblicata) che nega il credito d’imposta previsto dagli sgravi contributivi per i marittimi alle shipping company che non producono reddito in Italia. Si parla di centinaia di migliaia di euro ogni anno per nave e quindi le cifre in ballo sono nell’ordine di diversi milioni di euro.

Più precisamente, secondo quanto spiegato da Carla Bellieni, dottore commercialista presso lo studio Piana Illuzzi Queirolo Trabattoni, la risoluzione ha negato che alle imprese non residenti in Italia, senza differenze per quelle unionali, spetti il credito d’imposta previsto dall’articolo 4, comma 1, della legge 30/1998 per i soggetti che esercitano un’attività produttiva di reddito mediante l’utilizzazione di navi iscritte nel Registro Internazionale Italiano.

Questo il commento della esperta fiscalista: “Oltre 20 anni dopo l’implementazione dei benefici del Registro Internazionale (con disposizioni che prevedono il requisito della stabile organizzazione per i soli soggetti non EU) e con un utilizzo distorto del Pilot comunitario anti-discriminatorio sulle bandiere da cui muove la Legge Europea 2017 (cantiere aperto ancora in attesa di decreto attuativo), l’Agenzia delle Entrate fornisce a sorpresa un’interpretazione che porterebbe al disconoscimento – discriminatorio, retroattivo e fortemente penalizzante – del credito d’imposta Irpef marittimi alle imprese di navigazione unionali”.

Bellieni ancora aggiunge: “La norma del 2017 di chiusura del Pilot determinerebbe una nuova illegittima discriminazione, il requisito della stabile organizzazione non sarebbe da cercare nelle disposizioni che nella legge la prevedono (la n.30/98) ma in una sciarada, in cui la Legge Europea 2017 dà un indizio e la cui ‘soluzione’ arriva con una risoluzione del 2021”. Ma soprattutto, aggiunge, “il credito d’imposta degli anni pregressi è a rischio di recupero, con pesanti ricadute in termini di gettito, posti di lavoro e credibilità del nostro Paese”.

A tremare (ci sarebbero questionari già notificati da parte dell’Agenzia delle Entrate) sono gli armatori comunitari (Malta e Cipro sono le due piazze più importanti) con navi iscritte nel Registro Internazionale Italiano e senza stabile organizzazione nel nostro Paese. Possono invece dormire sonni tranquilli le shipping company italiane con navi battenti bandiera italiana, così come ovviamente le società armatoriali italiane che hanno scelto di ‘immatricolare’ le proprie navi sotto altre bandiere comunitarie. Per quest’ultimi la prossima estensione del Registro Internazionale a tutte le bandiere comunitarie aprirà anche le porte dei benefici fiscali e previdenziali se appunto avranno stabile organizzazione nel nostro Paese (come va richiedendo da mesi Confitarma).

Nicola Capuzzo

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