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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Salvataggio Tirrenia Cin e Moby in bilico: manca l’ok del Ministero dello Sviluppo Economico

Il conto alla rovescia per il piano di salvataggio di Moby e Compagnia Italiana di Navigazione (Tirrenia) è giunto al termine e a quanto pare manca ancora il benestare del Ministero dello Sviluppo Economico per poter considerare chiusa la partita.

I sindacati confederali oggi sono intervenuti affinché da parte del Ministero dello sviluppo economico arrivi il via libera al piano di ristrutturazione finanziaria proposto. “Le grida di preoccupazione dell’amministratore delegato di Tirrenia Cin e le motivazioni avanzate nella comunicazione ricevuta ci impongono un richiamo alla responsabilità del Ministero dello Sviluppo Economico, al cui benestare, entro domani, è legato il piano di ristrutturazione del debito del Gruppo Moby” afferma il segretario nazionale della Filt Cgil, Natale Colombo, a seguito della lettera pervenuta sulla situazione della compagnia e dell’intero gruppo. Lo stesso aggiunge che “i fatti e le circostanze ci inducono a sollecitare una presa d’atto da parte dei commissari sulla giustezza e sulla tenuta del piano di rientro presentato dal Gruppo Onorato considerando che il 94% dei creditori ha accettato convintamente le soluzioni proposte”.

Il dirigente sindacale prosegue aggiungendo: “La salvaguardia del lavoro e dell’occupazione vengono prima di qualunque altro scontro e a prescindere dall’ampiezza del contenzioso che comunque avrebbe un ampio e soddisfacente ristoro. Auspichiamo che entro domani anche il Mise si dichiari favorevole a consentire la definizione di una delicata partita economica, il cui impensabile esito negativo avrebbe purtroppo pesanti ed irreparabili ricadute sul lavoro di migliaia di lavoratori marittimi”.

Identico messaggio è stato circolato anche dal sindacato Fit Cisl.

Fonti vicine a Moby – Tirrenia Cin fanno sapere a SHIPPING ITALY che “la soluzione proposta dalla compagnia garantisce il pagamento dell’80% del credito che da chirografario verrebbe elevato a privilegiato con ipoteche di primo grado e garantirebbe la piena occupazione del personale navigante anche in assenza del rinnovo della convenzione e il proseguo del piano di rinnovo flotta del gruppo. Soluzioni diverse comporterebbero il recupero del credito fra il 17% e il 26% e seri rischi sui collegamenti marittimi e sul personale marittimo laddove la pandemia ha lasciato decine di migliaia di lavoratori del mare senza lavoro mentre il gruppo Onorato ha confermato i livelli occupazionali in quadro competitivo dove altri gruppi armatoriali si sono dichiarati contrari alle clausole di salvaguardia sul personale”.

Il riferimento è al Gruppo Grimaldi che aveva invece chiesto che lo Stato (il Mise, e dunque i commissari straordinari di Tirrenia) definisse decaduta la precedente convenzione pubblica per la continuità territoriale marittima appena scaduta, si rimpossessasse delle navi e rimettesse a gara le rotte con le relative navi impiegate.

Domani si potrà sapere se la pressione delle ultime ore sul Ministero dello sviluppo economico (dicastero oggi guidato dal leghista Giancarlo Giorgietti molto vicino anche a Grimaldi) a sua volta avrà sortito qualche effetto o meno.

Il Gruppo Moby, che controlla Cin (Tirrenia) è esposto finanziariamente con le banche per 260 milioni di euro, con gli obbligazionisti per 300 milioni e con Tirrenia in amministrazione straordinaria per 180 milioni (quest’ultima cifra è il prezzo differito finora mai pagato per l’acquisto dell’ex compagnia di navigazione pubblico completato nel 2012).