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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Come viaggia dal Vietnam al porto di Genova il caffè di Lavazza

Dopo quelli incentrati sui fertilizzanti e sul cacao, il team di esperti di logistica della società genovese Mto (parte del gruppo Finsea) ha dedicato un nuovo interessante approfondimento al ‘viaggio’ del caffé , una merce di cui la società si occupa curando i traffici dal Vietnam (secondo produttore al mondo dopo il Brasile) all’Italia di un cliente d’eccezione come Lavazza.

In un intervento a cura del sales manager Alessandro Savona e del coffee trader della stessa Lavazza Matteo Bianchi viene ripercorso in particolare il tragitto dei chicchi prodotti nel paese asiatico di varietà Robusta, che si caratterizza oltre che per le diverse qualità organolettiche per il fatto di crescere “ad altitudini più basse, a temperature maggiori, e di essere più produttiva e resistente”.

Un traffico – che per Mto vale “alcune centinaia di container all’anno” – che si origina “nelle piantagioni del centro-sud del paese asiatico”, dove i frutti sono raccolti. Il passaggio successivo è il loro trasferimento in sacchi nei luoghi di essicazione, dove, una volta concluso (al sole) il processo dalle bacche sono estratti i chicchi.

Un nuovo passaggio prevede che questi siano trasportati all’interno di mulini per un ‘controllo qualità’: in concreto, se ne verifica “il livello di umidità, si eliminano i corpi esterni e dove vengono separati a seconda delle dimensioni e numero di difetti”.

Il prodotto che supera il test può quindi iniziare il suo viaggio verso l’Italia. Nonostante la raccolta abbia luogo “grossomodo tra ottobre e gennaio”, precisa Savona, le esportazioni proseguono lungo tutto l’anno, con “un picco a gennaio e un rallentamento a dicembre”.

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