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“Il caro-noli ha fatto chiudere anticipatamente l’export dall’Italia di alcuni prodotti ortofrutticoli”

I livelli elevati dei noli container, uniti alle altre criticità del trasporto marittimo, hanno avuto un impatto anche sul settore ortofrutticolo, facendo “in alcuni casi” chiudere anticipatamente “la stagione delle esportazioni, come per il Canada ad esempio”. A dirlo è stato Riccardo Martini, amministratore delegato di Dcs Tramaco, in un’intervista rilasciata a FreshPlaza. Il numero […]

di Nicola Capuzzo
15 Aprile 2021
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I livelli elevati dei noli container, uniti alle altre criticità del trasporto marittimo, hanno avuto un impatto anche sul settore ortofrutticolo, facendo “in alcuni casi” chiudere anticipatamente “la stagione delle esportazioni, come per il Canada ad esempio”. A dirlo è stato Riccardo Martini, amministratore delegato di Dcs Tramaco, in un’intervista rilasciata a FreshPlaza. Il numero uno della società ravennate, specialista della logistica del freddo, ha spiegato che questo è dovuto al fatto che il costo per un reefer per Toronto, “che a inizio stagione costava circa 3/4000 Usd, adesso costa circa 8/9000 Usd.”

Sempre restando nell’ambito delle difficoltà dei trasporti via mare per il settore, Martini ha parlato della crisi di Suez osservando che questa ha creato ritardi, di circa otto/dieci giorni, alle navi che dal Mediterraneo erano dirette in Medio ed Estremo Oriente, senza però causare conseguenze rilevanti alle esportazioni italiane perché per prodotti sensibili, come il kiwi, “la stagione dell’export verso l’estremo oriente è praticamente terminata” mentre altri più resistenti come le mele non dovrebbero riscontrare elevati problemi qualitativi. “Diversa la questione commerciale per il ritardo nelle consegne, ma questo è un aspetto difficilmente quantificabile” ha aggiunto.

Passando a commentare infine le possibilità e i limiti del porto di Ravenna, guardando in particolare per l’export Martini ha rilevato come tra i secondi ci sia soprattutto l’assenza “di servizi diretti transoceanici” e ha anticipato che associazioni di produttori e la Regione Emilia Romagna stanno studiando come poter arrivare ad avere una sufficiente ‘massa critica’ per poter sfruttare lo scalo per le loro esportazioni. Relativamente all’import, Ravenna è attiva con i paesi del Mediterraneo Orientale, mentre “sconta la mancanza di servizi veloci da origini come l’America centrale-meridionale e il Sudafrica, che prediligono i porti del Tirreno”.

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