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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

I noli container rimarranno a livelli elevati fino al 2023 secondo Drewry

La maggior parte degli osservatori è pronta a scommettere che i noli container non scenderanno prima della fine del 2021, ma secondo l’ultimo report Container Forecaster di Drewry l’anno in cui questo avverrà sarà addirittura il 2023.

Secondo la società di analisi i vettori godranno di noli molto elevati che garantiranno loro almeno altri due anni molto redditizi, almeno fino a quando non verrà loro consegnata la nuova tornata di navi ordinate negli ultimi mesi. Questa fase di mercato così favorevole, ha osservato, è il risultato di due fattori – l’impennata della domanda di trasporto causata dallo spostamento dei consumi dai servizi alle merci per effetto della crisi sanitaria e le criticità delle supply chain – destinati ad affievolirsi fino a scomparire, ma non tanto presto. In particolare secondo Drewry congestione portuale e carenza di container permarranno per tutto il 2021 (pur diminuendo nei prossimi mesi) limitando ancora la capacità disponibile e appunto mantenendo su livelli elevati i noli, anche spot. Tanto che secondo la società dal punto di vista degli utili anche il 2021 per le compagnie sarà un anno record, e questo nonostante l’aumento di alcuni costi operativi come le spese per il carburante.

Quanto al 2022, pur prevedendo un certo calo dei noli dovuto alla normalizzazione delle catene di approvvigionamento, Drewry stima per le compagnie marittime un’annata ancora molto buona per via dell’aumento di domanda e offerta di trasporto, che saranno bilanciate da una gestione attenta della capacità.

Le cose cambieranno secondo la società di analisi dopo il 2022, quando sul mercato arriveranno le navi ordinate negli ultimi mesi. In particolare “nel quarto trimestre 2020 sono state ordinate unità per 1,45 milioni di Teu di capacità”, ovvero “un numero di gran lunga superiore a quello dei nove mesi precedenti” Ad oggi secondo Drewry gli ordini sono pari al 15% della capacità esistente, ma anche se si tratta di una cifra ben inferiore al 60% raggiunto nel 2008 è bene non dimenticare che “la flotta attiva ora è più del doppio di quella di allora”.

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