Interporti italiani, l’intermodalità traina la crescita con utili in rialzo dell’8,7%
Al Transpotec i dati Fedespedi: l’integrazione ferro-gomma conquista il 60% dei volumi su rotaia nel decennio 2014-2024

Il sistema degli interporti italiani si rafforza nel proprio ruolo di pilastro per la logistica nazionale, chiudendo un 2024 all’insegna della tenuta economica con un deciso avanzamento dell’efficienza operativa. Da quanto emerge dall’analisi curata dal Centro Studi di Fedespedi e presentata a Milano durante il Salone Transpotec & Logitec, le società di gestione del settore hanno generato un fatturato complessivo di 214 milioni di euro. Nonostante la crescita dei ricavi si attesti su un prudente +0,8% rispetto all’anno precedente, il dato più rilevante emerge dalla redditività: gli utili netti sono infatti saliti a 10,6 milioni di euro, segnando un incremento dell’8,7%.
L’indagine, spiega Fedespedi in una nota, è stata condotta su un campione di 24 società operative che gestiscono una superficie complessiva di circa 34 milioni di metri quadrati ed evidenzia una struttura industriale solida che impiega 742 dipendenti. Sotto il profilo dei ricavi individuali, la classifica vede l’Interporto Rivalta Scrivia con 52,9 milioni di euro al primo posto, seguito da Padova con 40,1 milioni e dall’Interporto Sud Europa con 18 milioni. Ma, al di là dei numeri di bilancio, è l’analisi delle performance operative a descrivere un settore che sta trasformando profondamente il trasporto merci nel Paese.
Il vero motore del comparto è rappresentato dal traffico intermodale, la cui incidenza sul totale dei flussi ferroviari è salita a circa il 60%. Si tratta di un valore rilevante, soprattutto se confrontato con la quota inferiore al 50% registrata nel 2010, che testimonia il progressivo avanzamento dell’integrazione ferro-gomma. Nel corso dell’ultimo anno, il sistema ha movimentato complessivamente 52.800 treni, un volume che però evidenzia ancora una marcata concentrazione geografica nel Nord Italia che continua infatti a originare l’82% del trasporto su rotaia e il 68% di quello stradale gestito dai terminal.
In questo scenario, l’Interporto di Verona si conferma leader assoluto a livello nazionale con 14.600 treni gestiti, pari a quasi il 28% del totale nazionale. Alle sue spalle si posiziona Padova con 8.000 treni, mentre il primo scalo del Mezzogiorno è l’Interporto Sud Europa di Marcianise, che con 4.000 treni conquista il terzo posto della classifica. La forza dei grandi poli settentrionali è tale che i soli tre scali di Verona, Padova e Novara arrivano a gestire da soli la metà dell’intero traffico ferroviario interportuale italiano.
Nell’analisi, prosegue Fedespedi, viene approfondito anche l’impatto della recente Legge 177 approvata nel 2025. La recente normativa riconosce gli interporti come infrastrutture di rilevanza nazionale a gestione imprenditoriale, introducendo il Comitato nazionale per l’intermodalità e la logistica.
Alla tavola rotonda seguita alla presentazione dello studio, sono intervenuti Gianpaolo Serpagli, presidente di Uir e presidente di Cepim S.p.A. Interporto di Parma, Massimo Arnese amministratore delegato di Crosstec S.r.l. e Ict Manager di Cim S.p.A. Interporto di Novara e Alberto Milotti Fs Logistix, direttore Network Terminali Intermodali e Convenzionali, presidente di EuroPlatforms (associazione europea degli interporti). Il workshop è stato concluso con i saluti di Alessandro Pitto, presidente di Fedespedi.
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