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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Ristori per i terminal portuali: Assiterminal e Assologistica scrivono al Mims paventando ricorsi legali

Le associazioni di categoria dei terminal portuali italiani, Assiterminal e Assologistica (insieme rappresentano quasi il 90% dei terminal operator del Paese) stigmatizzano, in un’istanza formalizzata al Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili, la parziale e frammentata applicazione della misura normativa ottenuta nel 2020 che prevedeva, per lo stesso anno, di poter ottenere dalle Autorità di Sistema Portuale la riduzione dell’importo del canone concessorio a fronte di un decremento di fatturato superiore al 20%, nonché il ritardo (anche degli uffici della Commissione Europea) nel rendere disponibili le risorse economiche del fondo istituito in legge finanziaria a favore dei terminal passeggeri (anche questo richiesto e ottenuto per cercare di far fronte agli impatti della pandemia nel 2020).

Le due associazioni in una nota scrivono: “L’appello al MiMS è conseguente alla diversa esecuzione che alcune AdSP hanno dato alla previsione contenuta nell’art.199 del d.l. 34/2020 anche alla luce del successivo decreto attuativo, contestando inoltre la previsione della Conferenza dei Presidenti dello scorso novembre, di un’ulteriore ‘franchigia’ del 20% (da intendersi quale alea nell’esercizio dell’attività imprenditoriale … nel corso di una pandemia?) che rende ancora più attenuata una forma di ristoro già contenuta nella sua potenziale efficacia”.

Assiterminal e Assologistica aggiungono: “Sembra paradossale che a quattro mesi dall’inizio del 2021 (che peraltro sta riproponendo impatti devastanti sul settore crocieristico alla pari dell’anno appena concluso e volumi di traffico che faticano a tornare accettabili per l’equilibrio economico-finanziario anche degli altri operatori) si debba ancora discutere su questi temi invece di concentrarsi sul contingente e sulle prospettive, così come è inconcepibile che alcune aziende con fatturati ‘in rosso scuro’ (alla pari di altri comparti produttivi) non abbiano ancora dati certi sui ristori spettanti per chiudere in qualche modo i loro bilanci: ma è così!”.

Le associazioni dicono che l’obiettivo delle loro azioni è chiaro: “Si vorrebbe evitare che le aziende maggiormente in difficoltà avviino una stagione di ricorsi in un contesto che vorrebbe e dovrebbe invece raccogliere le energie e concentrare le sinergie degli operatori (che, è non è pleonastico ricordare, sono e costituiscono l’asset produttivo dei porti) per ripartire, insieme alle rispettive AdSP, in un’ottica di dialogo e partnership quale presupposto e condizione per efficientare un vero sistema della portualità”.

Assologistica e Assiterminal chiedono quindi al ministero di agire, sulla base delle proprie prerogative, per aiutare gli associati a chiudere i temi del 2020, “garantendo semplicemente uniforme ed esaustiva applicazione, nonché esigibilità, di quanto previsto dalle norme”.

Questa la conclusione delle associazioni: “Abbiamo tutti bisogno di guardare avanti contribuendo a costruire un contesto di certezza e trasparenza normativa che si ottengono anche attraverso una maggiore chiarezza e semplificazione dei ruoli degli interlocutori istituzionali, la tempestività di esecuzione delle norme e una rinnovata relazione tra gli stakeholder (che identifichi nel privato un partner e non un mero destinatario di regole che spesso si sovrappongono pure). Auspichiamo che le soluzioni che saranno individuate non pregiudichino ulteriormente la tenuta del settore e che si possa dare nuovo impulso e vitalità alla sostenibilità dello shipping e del terminalismo del nostro Paese da sempre protagonisti dell’economia logistica italiana. Per rafforzare le nostre istanze confidiamo infine che nella conversione del DL sostegni vengano accolti i nostri emendamenti che ripropongono anche sul 2021 le soluzioni e alcuni strumenti normativi individuati per il 2020, magari, a questo giro, senza incagli!”.

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