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Trasporto di armi: l’attenzione del Calp a Genova si allarga dalle navi Bahri a quelle di Messina

I carichi di armamenti e di mezzi militari nelle stive delle navi che ormeggiano nel porto di Genova continuano a essere al centro delle attenzioni (e delle proteste) del Collettivo autonomo lavoratori portuali (Calp) di Genova che nel recente passato ha condotto una lunga protesta contro le navi della compagnia di navigazione saudita Bahri. “E […]

di Nicola Capuzzo
7 Maggio 2021
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I carichi di armamenti e di mezzi militari nelle stive delle navi che ormeggiano nel porto di Genova continuano a essere al centro delle attenzioni (e delle proteste) del Collettivo autonomo lavoratori portuali (Calp) di Genova che nel recente passato ha condotto una lunga protesta contro le navi della compagnia di navigazione saudita Bahri.

“E dopo la Compagnia Saudita Bahri? Avanti il prossimo…” è il titolo di un post pubblicato su Facebook dal Calp che poi aggiunge: “Ci hanno perquisiti e denunciati, le accuse sono di ‘associazione a delinquere’ e di aver trasformato dei bengala di segnalazione in ‘dispositivi micidiali’, oltre a una serie di altri reati commessi per contrastare il traffico di armi in porto diretti al conflitto in Yemen. Nel frattempo la trasmissione Presa Diretta dedica uno speciale ai traffici di armi italiane e agli interessi dei governi nel produrle e commercializzarle dal titolo evocativo: ‘La dittatura delle armi’. Poco dopo arriva la decisione del Tar che respinge il ricorso dell’azienda italiana Rwm – produttrice di armi – e revoca definitivamente le licenze all’esportazione di missili e bombe verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti”.

Il Calp nel suo ‘volantino digitale’ chiama in causa anche la società armatoriale Ignazio Messina & C. aggiungendo che “nel corso della lotta contro la compagnia saudita Bahri, qualche armatore locale, contento delle difficoltà in cui si stava trovando un competitor, si è fregato le mani nella convinzione di acquisire nuovi traffici e incrementare quelli già in essere. Ignari che, nel frattempo, polizze e documenti riguardanti trasporti ‘pericolosi’ partiti da Marsiglia con destinazione Jeddah della compagnia marittima genovese Ignazio Messina fossero già nelle nostre mani”.

Secondo il Calp “dal 2017 al 2020, in pieno conflitto Yemenita sono stati spediti dalla compagnia Ignazio Messina quasi 200 container di cui circa la metà IMO – sigla che significa merci pericolose. Destinazione? Ministero della Difesa della Guardia Nazionale Riyadh dell’Arabia Saudita. I caricatori principali dei viaggi della Jolly Vanadio che compaiono nelle polizze di carico dal 2017 al 2020 sono Soframe, Nexter System e Mbda France. Con una semplice ricerca su internet si scopre che queste aziende sono ‘leader’ nella produzione di veicoli e missili di uso militare e nella difesa terrestre di Francia ed Europa”.

Appositamente interpellata sul tema da SHIPPING ITALY, la compagnia di navigazione genovese ha fatto sapere, per voce del suo amministratore delegato Ignazio Messina, che “rispetta le opinioni di tutti, comprese quelle del Calp”, ma che preferisce “non entrare nel merito della questione per evitare il rischio che parole possano essere male interpretate o che si prestino a possibili strumentazioni”. Messina tiene però a puntualizzare che “qualsiasi merce sia stata imbarcata sulle nostre navi aveva tutti i permessi e le autorizzazioni necessarie, anche quelle doganali”.

In ogni caso il Calp promette battaglia non più solo alle navi di Bahri: “Continueremo la nostra lotta, continueremo a indicare i responsabili esteri o nostrani di produzione, commercializzazione e trasporto di armi a territori devastati dalla guerra, dove migliaia di persone vengono uccise o costrette a fuggire o a morire di fame. Continueremo a bloccare e boicottare le navi i cui carichi di armi sono destinati a conflitti armati”.

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