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Melucci (Comune di Taranto) ancora in pressing sull’ex Ilva: “Restituisca banchine portuali sottoutilizzate”

A un anno esatto di distanza dalle prime dichiarazioni pubbliche con le quali era stato chiesto uno studio approfondito sul rapporto fra le superfici portuali occupate dall’ex Ilva e l’indotto generato, il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci (che oltre a essere primo cittadino nella vita privata lavorava come agente marittimo) torna a chiedere che almeno una parte delle banchine in concessione allo stabilimento siderurgico tornino alla città o vengano destinate ad altre attività.

Ora il comune di Taranto vorrebbe riappropriarsi di alcune aree da destinare ad esempio a Zone economiche speciali e Zone franche doganali. “Acciaierie d’Italia restituiscano in fretta gli spazi portuali alla città” è la richiesta avanzata pubblicamente dal sindaco alla newco
partecipata da Invitalia-A.Mittal proprietaria del complesso siderurgico. Secondo Melucci è “urgente una riflessione su talune concessioni del porto ionico, che come registrato negli ultimi mesi, anche per mezzo di autorevoli studi indipendenti, finiscono per vincolare intere banchine fornendo in cambio un indice di impiego delle infrastrutture e delle maestranze locali davvero misero”.

A questo proposito “il Comune di Taranto, membro del Comitato di Gestione dell’Ente portuale, chiederà la revisione delle attuali concessioni dello stabilimento siderurgico, presumibilmente in relazione al Secondo e al Quarto Sporgente dello scalo ionico. Dalle
sorti del porto dipende una parte essenziale del futuro di Taranto, e in quel futuro i protagonisti non saranno più il carbone e l’acciaio”.

Ai fini infatti di una “sostenibile e rapida ripartenza del nostro sistema economico” ha aggiunto il primo cittadino, appaiono “smisurati e ingiustificati” gli spazi assegnati ad Acciaierie d’Italia, “che soffocano la crescita e il lavoro nel nostro porto. Banchine che in molti casi non raggiungono il 40% dell’utilizzo nel corso dell’anno, un vero spreco. Taranto è alla ricerca di ben altre logiche produttive e le infrastrutture pubbliche, dopo gli ingenti investimenti degli ultimi anni, vanno valorizzate al meglio nell’interesse della collettività, senza creare riserve a favore di soggetti imprenditoriali del tutto sganciati dalla citata traiettoria economica del territorio”.