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Ignazio Messina: “Armatori impreparati a una ripresa del mercato così rapida”

Gli armatori si sono ritrovati impreparati a una ripresa tanto rapida della domanda di spedizioni via mare ed è per questo che oggi la capacità di stiva è insufficiente a soddisfare la richiesta del mercato, con conseguente aumento vertiginoso dei noli. La speranza (degli armatori) è che i nuovi ordini di navi fra pochi anni […]

di Nicola Capuzzo
21 Giugno 2021
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Jolly Perla (Ignazio Messina & C.) NC 5662 (4)

Gli armatori si sono ritrovati impreparati a una ripresa tanto rapida della domanda di spedizioni via mare ed è per questo che oggi la capacità di stiva è insufficiente a soddisfare la richiesta del mercato, con conseguente aumento vertiginoso dei noli. La speranza (degli armatori) è che i nuovi ordini di navi fra pochi anni non facciano nuovamente crollare le rate.

E’ questa, in sintesi, la lettura del mercato offerta da Ignazio Messina, amministratore delegato dell’omonima compagnia di navigazione genovese, in occasione del convegno intitolato “La tempesta continua?” (leggi la sintesi) organizzato dalla sezione Logistica, Trasporti e Spedizioni di Animp (Associazione nazionale di impiantistica industriale). Nell’occasione sono state fornite anche alcune spiegazioni sulle cause di quanto accaduto negli ultimi mesi e suggerimenti e previsioni sul trasporto marittimo di carichi containerizzati e break bulk.

Ignazio Messina

“Nessuno vuole più fare scorte, il magazzino è la nave” ha esordito l’armatore genovese collegando l’approccio distributivo ‘just in time‘ al fatto che un’interruzione o ritardo nel trasporto via mare abbia un impatto immediato e grave sulle produzioni. Il colpevole della situazione attuale è stato secondo Messina “il mercato dei container che, a causa di un eccesso di stiva negli anni passati (con conseguente decremento estremo dei noi, ndr), aveva spinto a sfruttare per qualsiasi carico, anche break bulk, l’utilizzo del trasporto unitizzato. Tanto che a loro volta le navi multipurpose pur di viaggiare imbarcavano anche carichi rotabili, normalmente trasportati da navi ro-ro”.

Un cortocircuito logistico che si è aggravato negli ultimi 12 mesi: “Oggi la mancanza di navi per far fronte alla domanda di spedizioni è conseguenza di una ripresa tropo veloce; l’andamento del mercato è un po’ pazzoide. Se per noi armatori fosse possibile dare un servizio migliore lo faremmo volentieri perché significherebbe avere più viaggi” e quindi maggiori ricavi e guadagni. “Ci siamo trovati impreparati ad affrontare questa ripresa rapida della domanda con delle condizioni difficilmente controllabili” ha aggiunto Messina, menzionando congestioni in alcuni porti e altri eventi imprevedibili (blocco del canale di Suez, dei porti cinesi, ecc.) che impongono ogni volta interventi operativi e correttivi alla programmazione delle linee.

Al punto che il numero uno della Ignazio Messina & C., scherzando ma non troppo, si è rivolto ai partecipanti al webinar di Animp (caricatori, broker e noleggiatori) offrendo loro l’intera capacità di stiva di una loro nave già nel mese di luglio sottraendola da uno dei servizi di linea nella quale normalmente è impiegata. Una scelta, possibile a fronte di un lauto compenso, che la dice lunga sui rendimenti ai quali stanno arrivando anche le navi break bulk in queste ultime settimane e mesi. “Oggi non si parla di nolo” nella contrattazione fra chi cerca e chi offre stiva, perché “non c’è proprio la disponibilità delle navi” prosegue l’armatore genovese, lasciando intendere che il prezzo lo fa l’armatore in grado di offrire capacità di trasporto.

A proposito poi del fatto se sia stato o meno indotta dai grandi global carrier globali questa condizione di insufficiente offerta di capacità di trasporto via mare, Ignazio Messina ha detto: “Ci sono stati a settembre e ottobre dei blank sailing che hanno ridotto la capacità offerta e questo ha fatto alzare i noli ma nessuno poteva aspettarsi una ripresa così rapida della produzione nella fase post-pandemia”. A proposito del futuro la sua speranza è che “gli armatori non commettano il solito errore di ordinare troppe navi o, quantomeno, che vengano demolite le unità più vecchie quando arriveranno le nuove costruzioni”.

Nicola Capuzzo

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