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Spedizionieri europei e globali: “Limitare l’esenzione dello shipping nella Global Minimum Tax”

La Global Minimum Tax – ovvero la tassa internazionale che mira a combattere la pratica delle grandi multinazionali (innanzitutto del web) di insediare la propria sede all’interno di paradisi fiscali, sulla cui definizione hanno raggiunto un’intesa di massima i paesi del G20 – dovrebbe includere anche il settore dello shipping. Lo chiedono Clecat e Fiata, […]

di Nicola Capuzzo
12 Luglio 2021
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NYK OWL portacontainer a Psa Genova Prà (1)

La Global Minimum Tax – ovvero la tassa internazionale che mira a combattere la pratica delle grandi multinazionali (innanzitutto del web) di insediare la propria sede all’interno di paradisi fiscali, sulla cui definizione hanno raggiunto un’intesa di massima i paesi del G20 – dovrebbe includere anche il settore dello shipping. Lo chiedono Clecat e Fiata, associazioni che rappresentano spedizionieri e operatori logistici a livello rispettivamente a livello europeo e globale. Più precisamente le due associazioni, come già fatto dall’italiana Fedespedi, hanno spiegato di auspicare che l’esenzione prevista attualmente per i cosiddetti “shipping services” sia limitata alle attività port-to-port e non si estenda anche a quelle svolte a terra, per evitare pratiche di elusione fiscale e di distorsione commerciale.

L’industria del trasporto marittimo, ricordano Clecat e Fiata, è infatti riuscita ad ottenere una esenzione dall’accordo, elaborato su proposta dell’Ocse, sull’imposta, che andrebbe ad applicarsi alle multinazionali con un fatturato superiore ai 750 milioni. La preoccupazione delle due associazioni in particolare è che la definizione di shipping, secondo quanto stabilito nella Tax Convention elaborata dalla stessa Ocse, porterebbe a esentare i vettori marittimi dal pagamento dell’imposta anche per attività nel campo delle spedizioni e dei servizi logistici e doganali, a cui invece sarebbero soggetti gli operatori da loro rappresentati. In questo caso, le shipping company si troverebbero a poter offrire servizi di consegna door-to-door a prezzi più vantaggiosi rispetto a quelli che potrebbero invece essere garantiti spedizionieri e operatori logistici, con un effetto distorsivo della concorrenza che andrebbe a danneggiare in particolare le piccole e medie imprese.

La richiesta di Fiata e Clecat all’Ocse (e ai suoi membri) è quindi quelal di includere tutti i servizi “non direttamente collegati all’attività delle navi” nell’ambito della intesa (ufficialmente il ‘OECD/G20 Inclusive Framework on Base Erosion and Profit Shifting’), tra cui il trasporto interno, lo stoccaggio, la movimentazione, i servizi doganali, fiscali e assicurativi nonché tutti quelli altri che possono essere considerati ‘ancillari’.

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