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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

DL Venezia: a Clia non dispiace, mentre Assiterminal lo boccia

A due giorni dall’annuncio del Governo e con un provvedimento ancora ignoto e soprattutto monco – si attende pubblicazione in Gazzetta Ufficiale – si susseguono le reazioni del cluster marittimo-portuale al DL Venezia, che dal primo agosto proibirà l’approdo alla stazione marittima di Venezia alle navi superiori alle 25mila tonnellate di stazza lorda.

Dopo quelle preoccupate e sdegnate di Federagenti e Filt Cgil e quelle ‘negoziali’ del governatore Luca Zaia e del terminalista Vtp partecipato dalla Regione, decisi a vendere cara la pelle, cioè a farsi risarcire adeguatamente, un commento in chiaroscuro è arrivato dalla rappresentanza di Clia, associazione che raggruppa le compagnie crocieristiche.

“Noi diamo un giudizio largamente positivo sulla decisa accelerazione sugli accosti, e cioè sull’avere delle banchine per navi da crociera a Marghera” ha detto il direttore Francesco Galietti. “È da dieci anni che chiediamo di avere un altro luogo dove andare per evitare di passare dalla Giudecca. Ovviamente, quella del governo è una soluzione con applicazione immediata e quindi interviene su decisioni già prese da molte compagnie che avevano pianificato accosti nel corso del 2021 e quindi obiettivamente qualche impatto negativo c’è, particolarmente pesante per la comunità economica locale. Lì bisognerà vedere quanto saranno efficaci queste misure compensative”.

La sorpresa di questa valutazione è relativa proprio in ragione delle misure compensative, molto promettenti per le compagnie. Se sarà confermata la bozza uscita dal Consiglio dei Ministri e pubblicata in esclusiva da SHIPPING ITALY, infatti, per ogni approdo cancellato le compagnie saranno risarcite dallo Stato “in relazione agli eventuali maggiori costi sostenuti per la riprogrammazione delle rotte e per i rimborsi, non già coperti da assicurazione, riconosciuti ai passeggeri che abbiano rinunciato al viaggio”. Insomma, i biglietti cancellati saranno rimborsati dallo Stato e le compagnie potranno rivenderseli, con la consapevolezza che la destinazione Venezia al crocierista medio la si vende anche approdando a Ravenna o Monfalcone.

Ben diverso il clima in casa Assiterminal, dove si segue la linea dell’associata Vtp, stigmatizzando l’intempestività dell’iniziativa governativa – “Il 12 luglio si assume una decisione che sarà praticata il 1 agosto dello stesso anno, tre settimane dopo” – e adombrandone la legittimità: “Dove sono il principio di proporzionalità e il rispetto dell’iniziativa economica (tutelato dalla Costituzione) non solo per l’operatore del terminal ma per tutto l’indotto che sostiene l’economia di un territorio: siamo a una nuova frontiera del reshoring della delocalizzazione del lavoro e del turismo?”.

Più che un adeguato ristoro, l’associazione chiede al Governo un ripensamento sulla tempistica del divieto, “una road map della rilocalizzazione”, da praticarsi in tempi che “consentano di non ferire ancora gli operatori croceristici di Venezia, i quali devono poter almeno concludere la stagione appena riavviata nella Stazione marittima operativa e con una chiarezza sulla localizzazione e sui fondi a disposizione per attrezzare un nuovo sito all’altezza, con la qualità di quello che si è deciso arbitrariamente di abbandonare”.

A.M.

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