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Caos rinfuse al porto di Taranto: la Provincia ha ‘stoppato’ gli sbarchi in banchina

Il porto di Taranto in queste ore è al centro di un cortocircuito burocratico-amministrativo fra enti pubblici e società private che rischia di costare caro all’indotto locale dello shipping se non verrà trovata in fretta una soluzione. Il caso è stato sollevato dal Quotidiano di Puglia e riguarda direttamente l’impresa portuale Italcave alla quale, dopo […]

di Nicola Capuzzo
18 Agosto 2021
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Sbarco infuse banchina Ilva Porto Taranto

Il porto di Taranto in queste ore è al centro di un cortocircuito burocratico-amministrativo fra enti pubblici e società private che rischia di costare caro all’indotto locale dello shipping se non verrà trovata in fretta una soluzione.

Il caso è stato sollevato dal Quotidiano di Puglia e riguarda direttamente l’impresa portuale Italcave alla quale, dopo quattro anni di attesa, è arrivata risposta dalla Provincia di Taranto al quesito se dovesse o meno dotarsi dell’autorizzazione alle emissioni in atmosfera per lo sbarco e imbarco di materiali polverulenti alla rinfusa anche se tramite l’utilizzo di gru mobili e tramogge depolverate. La risposta giunta è positiva e questo ha di fatto paralizzato l’attività di tutte le società terminalistiche attive a Taranto in questo specifico segmento d’attività (Castiglia, Cemitaly, De.Tra.Sud, Ecologica, Marraffa, Peyrani Sud, San Cataldo Container Terminal, Taras Terminal, Triton, Sir e la stessa Italcave). Nessuna di questi terminal operator è dotato della richiesta autorizzazione alle emissioni in atmosfera per lo sbarco/imbarco di rinfuse. Da qui il rischio che lo scalo presieduto da Sergio Prete esca completamente di scena dalla movimentazione di rinfuse fino a quando le aziende non si saranno dotate dell’autorizzazione richiesta dalla Provincia. Immediata è stata la levata di scudi sia del mondo del lavoro, che delle imprese (agenti marittimi, terminalisti, ecc.)

Una nave bulk carrier attesa a Taranto per sbarcare il 16 agosto sarebbe già tata dirottata al porto di Brindisi mentre l’Eni avrebbe a sua volta prospettato il fermo della propria raffineria la cui attività dipende anche dall’approvvigionamento  di materie prime dal porto.

“Abbiamo chiesto, il 10 agosto, al signor Prefetto urgente incontro con tutte le parti interessate a definizione della problematica, fortemente preoccupati per i rischi occupazionali che ne potrebbero derivare. Non escludiamo lo stato di agitazione di tutti i lavoratori le imprese interessate con conseguente sciopero” ha affermato Oronzo Fiorino del sindacato Fit Cisl. Lo stesso ha aggiunto: “Mentre qualcuno lavora con grande fatica per il riavvio e lo sviluppo del porto, altri creano non poche difficoltà. Mai che si remi tutti nella stessa direzione”.

Nelle ultime ore le organizzazioni sindacali sono state contattate dal capo di gabinetto della prefettura che ha comunicato di avere convocato per lunedì un tavolo tecnico con le parti coinvolte per trovare una soluzione.

L’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio ha auspicato e invocato  l’intervento dei ministri Cingolani e Giovannini (Transizione Ecologica e Trasporti): il rischio infatti è che tutti i traffici di rinfuse solide, non solo quelli destinati allo stabilimento siderurgico, ma tutti i traffici sulle banchine pubbliche, non possano essere più serviti.

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