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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Confetra: sui Green Ports sbagliato attribuire il ruolo di ‘intermediario’ alle AdSP

Ottime le intenzioni, decisamente meno buoni invece modalità, tempistiche e metodi.

È questo il giudizio di Confetra sul  bando emanato dal Mite per i cosiddetti Green Ports ovvero per gli investimenti in “interventi di energia rinnovabile ed efficienza energetica nei porti”, 270 milioni afferenti al Pnrr e destinati in particolare alle AdSP del nord Italia settentrione (Genova, La Spezia, Livorno, Civitavecchia, Cagliari, Ancona, Ravenna, Venezia e Trieste).

In una nota, oltre a evidenziare di avere appreso della pubblicazione del bando dai giornali, la Confederazione contesta in particolare il ruolo assegnato dal Ministero alle authority come ‘intermediarie’ dei contributi. “Il Mite ha stanziato 280 (sic) milioni di euro di incentivi per gli investimenti privati dei concessionari portuali prevedendo un contributo fino al 40% per il rinnovo dell’equipment di piazzali, magazzini e terminal all’insegna di mezzi più sostenibili e meno impattanti dal punto di vista ambientale ” riporta il testo. Più precisamente, come riportato da SHIPPING ITALY, il bando, del valore di 270 milioni, copre 7 categorie di interventi (produzione di energia da fonti rinnovabili, efficienza energetica degli edifici portuali, efficienza energetica dei sistemi di illuminazione, interventi sulle infrastrutture energetiche portuali non efficienti, realizzazione di infrastrutture per l’utilizzo dell’elettricità in porto, metodi di riduzione delle emissioni e infine l’elettrificazione dei mezzi esistenti operanti nel porto).

In particolare all’ultimo punto sono destinati 62 milioni, di cui 17 riservati alle stesse AdSP e gli altri 45 a finanziare proposte avanzate da terminalisti e concessionari privati per la riduzione delle emissioni causate dai mezzi di loro proprietà. È quindi più precisamente alla gestione di questa quota di finanziamenti, pure mediata dalle authority, che pare rivolta la critica di Confetra.

Relativamente al metodo, la Confederazione presieduta da Guido Nicolini lamenta anche di non essere stata convocata ad alcun tavolo da Assoporti, nonché il fatto che “non esiste una ricognizione condivisa del fabbisogno di innovazione tecnologica in banchina, non c’è una mappatura degli investimenti privati già in corso, e manca anche un orientamento nazionale sui possibili nuovi layout portuali tech&green da sostenere eventualmente con policy di incentivi e agevolazioni”.

Ultimo punto oggetto di critica è quello dei tempi previsti dal bando, che prevede la presentazione delle proposte entro 45 giorni dalla sua pubblicazione. “Cosa impossibile se ci si aspetta proposte serie, con un bando tra l’altro pubblicato a ridosso di Ferragosto” ha commentato Nicolini, che ha concluso il suo intervento rivolgendo un appello al ministro della Transizione Ecologica Roberto Cingolani e al Governo in generale: “Se vogliamo che davvero il Paese sfrutti tutte le risorse del PNRR, e che esse generino anche investimenti privati complementari e aggiuntivi, occorre lavorare insieme, con metodo e per tempo”.

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