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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

La carenza di semiconduttori deprime anche i traffici via mare di auto

La carenza di semiconduttori, che sta portando diversi stabilimenti automobilistici a sospendere per periodi più o meno lunghi la produzione, avrà ripercussioni anche sui traffici di navi car carrier, che già nelle fasi iniziali della pandemia erano stati tra i segmenti del trasporto marittimo più colpiti.

In Italia lo stop sta interessando diverse fabbriche di Stellantis. In particolare, ha ricostruito Il Sole24Ore, la crisi ha toccato prima Pomigliano, poi il polo Sevel di Atessa (in cui vengono realizzati veicoli commerciali leggeri dei marchi Fiat, Peugeot e Citroën) e ha bloccato ora anche la riapertura di Melfi, rimandata al 13 settembre. Gli stabilimenti statunitensi del gruppo sarebbero meno coinvolti dal problema della carenza di chip, secondo quanto riferito dai sindacati, che hanno quindi chiesto all’azienda di chiarire se questi ultimi siano stati o meno favoriti nelle forniture a svantaggio di quelli italiani.

Il problema non è però naturalmente solo tricolore: anche Toyota, che nei mesi passati sembrava essere riuscita a scansarlo, è stata costretta a interrompere le attività in alcuni stabilimenti di Stati Uniti, Canada, Messico e altri paesi, tanto che prevede di produrre nel mese di settembre il 40% di veicoli in meno. Altri fermi sono stati decisi da Ford e Volkwagen. Gli stop, ha evidenziato l’Economist in un articolo, potrebbero costare al settore la mancata produzione nel 2021 di circa 5 milioni di vetture.

La carenza di semiconduttori, che sta portando diversi stabilimenti automobilistici a sospendere per periodi più o meno lunghi la produzione, avrà ripercussioni anche sui traffici di navi car carrier, che già nelle fasi iniziali della pandemia erano state tra i segmenti del trasporto marittimo più colpiti.
In Italia lo stop sta interessando diverse fabbriche di Stellantis. In particolare, ha ricostruito il Sole24Ore la la crisi ha toccato prima Pomigliano, poi il polo Sevel di Atessa (in cui vengono realizzati veicoli ,commerciali leggeri dei marchi Fiat, Peugeot e Citroën) e ha bloccato ora anche la riapertura di Melfi, rimandata al 13 settembre. Gli stabilimenti statunitensi del gruppo sarebbero meno coinvolti dal problema della carenza di chip secondo quanto riferito dai sindacati, che hanno quindi chiesto all’azienda di chiarire se questi ultimi siano stati o meno favoriti nelle forniture a svantaggio di quelli italiani.
Il problema non è però naturalmente solo tricolore: anche Toyota, che nei mesi passati sembrava essere riuscita a scansarlo, è stata costretta a interrompere le attività in alcuni stabilimenti di Stati Uniti, Canada, Messico e altri paesi, tanto che prevede di produrre nel mese di settembre il 40% di veicoli in meno. Altri fermi sono stati decisi da Ford e Volkwagen. Gli stop, ha evidenziato l’Economist in un articolo, potrebbero costare al settore la mancata produzione nel 2021 di circa 5 milioni di vetture.

La crisi dei semiconduttori si è riflessa sulla Penisola anche in termini di minori immatricolazioni. In particolare secondo Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), che riprende dati del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, ad agosto 2021 le immatricolazioni sono state 64.689, il 27,3% in meno alle 88.973 registrate un anno prima, per un totale nei primi otto mesi del 2021 di 1.060.182 unità (+ 30,9% rispetto ai volumi del periodo gennaio-agosto 2020). Paolo Scudieri, presidente dell’associazione, ha citato tra le cause del calo “le persistenti problematiche legate alla produzione e fornitura di semiconduttori, che stanno rallentando o addirittura bloccando la produzione di vari car maker in Europa e non solo e che determinano conseguenti ritardi nelle consegne dei nuovi veicoli venduti” e ha evidenziato in particolare l’effetto sulle vendite di auto ricaricabili.

Secondo quanto riferito da Splash 24/7, che riporta dati di Clarksons, nel periodo gennaio-luglio 2021 i traffici via mare di auto sono stati del 9% inferiori a quelli del periodo pre-Covid in termini di tonnellate-miglia e la previsione è ora di un loro ulteriore calo nei mesi a venire.
Una valutazione a cui la società di analisi è pervenuta dopo avere attraversato una fase di maggior ottimismo, sperimentata in particolare lo scorso maggio quando i volumi trasportati erano risaliti a toccare il -5% rispetto al 2019 e conseguentemente anche le rate di nolo di navi Ptct avevano recuperato terreno fino a toccare (per unità da 6.500 Ceu), i 21.500 dollari/giorno.

Secondo quanto riferito da Splash 24/7, che riporta dati di Clarksons, nel periodo gennaio-luglio 2021 i traffici via mare di auto sono stati del 9% inferiori a quelli del periodo pre-Covid in termini di tonnellate-miglia e la previsione è ora di un loro ulteriore calo nei mesi a venire.
Una valutazione a cui la società di analisi è pervenuta dopo avere attraversato una fase di maggior ottimismo, sperimentata in particolare lo scorso maggio quando i volumi trasportati erano risaliti a toccare il -5% rispetto al 2019 e conseguentemente anche le rate di nolo di navi Pctc avevano recuperato terreno fino a toccare (per unità da 6.500 Ceu), i 21.500 dollari/giorno.

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