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Nicola Capuzzo - Direttore Responsabile

Con la pandemia la sosta delle portacontainer nei porti è aumentata dell’11%

Le conseguenze della pandemia da Covid-19 sul trasporto marittimo di container continuano a essere sotto la lente degli analisti. Un recente studio di Sea-Intelligence si è concentrato in particolare sulla sosta delle portacontainer nei porti. Sulla base di alcuni dati raccolti dall’Unctad, la società di analisi ha osservato che la durata mediana della permanenza di queste unità negli scali è cresciuta rapidamente nella seconda metà del 2020 e ha continuato a farlo anche nella prima metà di quest’anno.

Più nel dettaglio il valore, già interessato da una lieve tendenza all’aumento a partire dalla prima metà del 2018 quando era di 23,52 ore, nel primo semestre del 2020 era ancora pari a 24,3 ore ma nella prima metà del 2020 era passato già a 25,5 ore. Alla fine dello scorso giugno, la rilevazione dava un valore mediano di permanenza negli scali di quasi 29 ore (28,9656), quindi superiore dell’11% a quello rilevato in media nel periodo 2018-2019 (cioè, pare di capire dalla spiegazione di Sea-Intelligence, alla media dei valori mediani rilevati in ognuno dei semestri del biennio).

Gli analisti evidenziano che si tratta di incrementi molto alti e lontani da quelli vissuti negli stessi intervalli di tempo da altre tipologie di navi. Dal punto di vista geografico, lo studio inoltre ha evidenziato che notevoli aumenti della permanenza di unità portacontainer nei porti si sono osservati negli Stati Uniti, in Germania e Francia. Gli scali olandesi, britannici e belgi hanno sofferto ritardi in linea con quelli globali, mentre in Spagna si è osservata una diminuzione della sosta mediana delle navi.

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