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Chiesto dai commissari di Tirrenia in A.S il sequestro di 180 Mln a Onorato Armatori

I commissari di Tirrenia in amministrazione straordinaria hanno chiesto al tribunale di Milano di disporre in via cautelare il sequestro conservativo di 180 milioni di euro nei confronti di Onorato Armatori, la holding dell’armatore Vincenzo Onorato che controlla Moby e Compagnia Italiana di Navigazione, somma pari al credito vantato dalla procedura commissariale per le rate […]

di Nicola Capuzzo
21 Ottobre 2021
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Athara (Tirrenia) Moby Aki (Moby) NC

I commissari di Tirrenia in amministrazione straordinaria hanno chiesto al tribunale di Milano di disporre in via cautelare il sequestro conservativo di 180 milioni di euro nei confronti di Onorato Armatori, la holding dell’armatore Vincenzo Onorato che controlla Moby e Compagnia Italiana di Navigazione, somma pari al credito vantato dalla procedura commissariale per le rate ad oggi non pagate come prezzo differito per l’acquisto dell’ex compagnia di navigazione pubblica Tirrenia. Lo riferisce l’agenzia di stampa Radiocor ricordando che questa azione segue la citazione in giudizio della ‘balena blu’ avvenuta a giugno il gruppo dell’armatore ritenuto responsabile del dissesto finanziario di Cin-Tirrenia. La richiesta di sequestro verrà discussa il 5 novembre prossimo

Secondo l’atto a firma del legale dei commissari, l’avvocato Pier Filippo Giuggioli, la richiesta arriva alla luce del fatto che Tirrenia “è pacificamente creditrice di Cin” per quei 180 milioni citati. I commissari aggrediscono con una richiesta di sequestro conservativo la controllante di Moby e Cin per scongiurare “l’insoddisfazione del credito”. I commissari straordinari intendono evitare che con l’esecuzione dei piani concordatari non sia pagato quanto dovuto.

Il legale incaricato nell’atto presentato specifica che “il piano di concordato di Cin, ammesso dal tribunale di Milano, prevede il pagamento dei creditori chirografari con una falcidia del credito variabile tra il 67% e l’80% nella misura massima” e “il piano di concordato di Moby, ammesso dal tribunale di Milano, esclude il pagamento di somme in favore di Cin, ovvero la soddisfazione del credito di quest’ultima in misura pari al 1% come valore massimo”. Secondo la richiesta di sequestro, la domanda di procedere direttamente a carico della holding a monte della catena di controllo di Cin è giustificata in quanto, come emerso dal parere reso dalla dottoressa Chiaruttini nella procedura concorsuale, si condividono “i rilievi espressi sui fatti censurabili commessi dall’organo gestorio” e che hanno “cagionato un danno ai creditori sociali e in ogni caso fonte di responsabilità”, e “Cin e Moby sono state dotate dal socio controllante Onorato Armatori di consigli di amministrazione speculari e specularmente privi dei requisiti di indipendenza e professionalita”, senza alcuna procedura od organo di verifica e controllo delle operazioni infragruppo.

I legali aggiungono che “le informazioni camerali circa l’attività e la patrimonialità di Onorato Armatori restituiscono il quadro di una società gravemente inadempiente ai propri obblighi di legge”: l’ultimo bilancio depositato è quello al 31 dicembre 2017, approvato nel 2019, e “già nell’esercizio chiuso al 31/12/2017 tutti gli organi sociali (assemblea dei soci, sindaco e società di revisione Ernst & Young) esprimevano significative preoccupazioni sulla continuità aziendale di Onorato Armatori: prospettazione sicuramente non sanata dalla gestione dei successivi esercizi”. In ogni caso “Onorato Armatori non avrebbe comunque capitalizzazione sufficiente (patrimonio netto di 40 milioni) per il ripagamento del debito risarcitorio dovuto nei confronti di Tirrenia in amministrazione straordinaria (fino a 180 milioni)”. Secondo i legali, poi, “la relazione della dottoressa Chiaruttini mette in luce come l’attività di direzione e coordinamento svolta da Onorato Armatori abbia comportato la dispersione del patrimonio sociale in faraoniche elargizioni a favore del socio Vincenzo Onorato tra cui finanziamenti, anticipi su emolumenti ovvero spese preferenziali (l’acquisto da parte di Moby dell’immobile in Piazza 11 San Babila dell’amministratore unico Vincenzo Onorato per 7,6 milioni di euro ad ‘uso foresteria’)”. In altre parole, conclude l’avvocato, “Onorato Armatori attua una gestione societaria oscura e cela le informazioni patrimoniali ai terzi; le uniche informazioni patrimoniali rese pubbliche attengono esclusivamente la dismissione delle partecipazioni; la svalutazione del valore della partecipazione in Moby; l’insufficienza del patrimonio sociale per far fronte al debito risarcitorio; il rischio di decozione di Onorato Armatori e dell’intero gruppo; la dispersione del patrimonio societario in malversazioni preferenziali o, comunque, estranee dall’attività sociale”.

Dunque per difendere il credito vantato da Tirrenia in amministrazione straordinaria chiedono in via cautelare il sequestro conservativo di beni fino a 180 milioni di euro.

Neopresidente di Cin, Prof. Pietro Maria Putti, in riposta ha dichiarato tramite una nota: ”Apprendiamo con stupore dell’iniziativa processuale intrapresa dai commissari di Tirrenia in A.S. perché giunge a valle della richiesta di riprendere le trattative operata dal nuovo consiglio di amministrazione di Cin e dopo che la Cin, dopo aver ottemperato alle richieste fatte dal Tribunale di Milano, si è messa nella condizione di presentare un nuovo piano industriale e un nuovo piano concordatario finalizzato a offrire soluzioni migliorative ai creditori”.

Il presidente di Cin aggiunge: “Le affermazioni e le argomentazioni utilizzate dai legali dei commissari di Tirrenia in A.S., peraltro, si basano su una perizia fatta da una consulente in conclamato conflitto di interessi che è stata profondamente confutata da ben tre perizie di professionisti di altissimo livello. Mi sorprende, inoltre, l’attenzione riservata da certa stampa ad una notizia che meriterebbe di essere raccontata in modo molto diverso e l’incredibile silenzio che ha avuto la pubblicazione su Facebook da parte di Vincenzo Onorato della gravissima vicenda che sembrerebbe dimostrare un vero e proprio piano criminale finalizzato a prendere con cifre a danno dei creditori una azienda storica, con seimila dipendenti, di un settore così strategico per il Paese”.

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