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Quanto hanno perso (o guadagnato) i terminal container italiani durante la pandemia

Il Centro Studi di Fedespedi ha pubblicato oggi ‘I Terminal container in Italia: un’analisi economico-finanziaria’, la ricerca elaborata per il quinto anno consecutivo dalla federazione nazionale degli spedizionieri con lo scopo di analizzare le performance economico-finanziarie delle società di gestione dei principali terminal italiani. L’analisi di quest’anno fotografa l’andamento dei terminal italiani nel 2020, esercizio […]

di Nicola Capuzzo
3 Novembre 2021
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Il Centro Studi di Fedespedi ha pubblicato oggi ‘I Terminal container in Italia: un’analisi economico-finanziaria’, la ricerca elaborata per il quinto anno consecutivo dalla federazione nazionale degli spedizionieri con lo scopo di analizzare le performance economico-finanziarie delle società di gestione dei principali terminal italiani. L’analisi di quest’anno fotografa l’andamento dei terminal italiani nel 2020, esercizio segnato dall’emergenza Covid-19.

Per ciò che riguarda le performance operative, vale a dire i Teu movimentati, nel 2020 gli 11 terminal oggetto di analisi hanno movimentato complessivamente 8,58 milioni di Teu, il 79% del totale italiano (10,867 milioni di Teu), su una superficie totale di 4,8 milioni di metri quadrati e avvalendosi di 87 gru di banchina. Rispetto all’anno precedente, nel 2020 questi terminal operator hanno registrato una crescita complessiva dell’1,6% in termini di Teu movimentati. Il risultato complessivo di segno positivo è ascrivibile in massima parte alle performance del Medcenter Container Terminal di Gioia Tauro (+26,6%), che dopo il passaggio del controllo al gruppo Msc, tramite la controllata Terminal Investment Litd (Til), è ritornato sopra i 3 milioni di Teu, e del Salerno Container Terminal (+47,2%). Tutti gli altri terminal hanno risentito della crisi pandemica e della conseguente riduzione delle attività economiche e dei traffici. Punte negative sono state registrate a Genova, primo porto gateway a livello nazionale, che ha fatto registrare -13,4% al Sech e -13,5% a Pra’. Medesimi risultati a La Spezia (-17,1%) e a Venezia (-17,8%) mentre migliori sono state le performance di Trieste (-0,1%) e Napoli (+1,4%).

I terminal analizzati sono stati quelli di Ancona (Adriatic Container Terminal), La Spezia (La Spezia Container Terminal), Salerno (Salerno Container Terminal), Genova (Sech e Psa genova Pra’), Gioia Tauro (Medcenter Container Terminal), Livorno (Terminal Darsena Toscana), Napoli (Co.Na.Te.Co), Ravenna (Terminal Container Ravenna), Trieste (Trieste marine Terminal) e Venezia (Venezia Container Terminal).

Per quanto riguarda, invece, le performance economico-finanziarie, il lungo blocco dell’economia mondiale ha impattato negativamente sulle attività delle società che gestiscono le banchine italiane: i terminal hanno realizzato nel complesso un fatturato di 663,8 milioni di euro con un valore aggiunto di 388 milioni di euro e un risultato finale di 72,2 milioni di euro. Rispetto al 2019 il fatturato complessivo (che era stato pari a 708,8 milioni di euro) si è ridotto del -6,4%. Nonostante la flessione del fatturato, quasi tutte le aziende (ad eccezione di Genova Sech e Livorno Tdt) hanno chiuso positivamente il bilancio, pur con utili in calo (nel complesso si sono ridotti del -23,3%).  I risultati dei singoli porti in termini di fatturato seguono i risultati delle performance operative (Teu movimentati): Gioia Tauro e Salerno registrano rispettivamente +27,2% e +10,2%. Risultati negativi, invece, a Genova Sech (-10,7%), Genova Pra’ (-14,5%), La Spezia (-16,3%) e Venezia (-17,8%).

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