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Economia

Messina (Assarmatori): “Il Fit for 55 dell’Ue rischia di affondare lo shipping e i porti italiani”

Assarmatori, l’associazione degli armatori aderente a Conftrasporto, in occasione del 6° Forum internazionale appena andato in scena a Roma, ha opesantemnete criticato il pacchetto di norme per abbattere le emissioni delle navi: “Puniscono chi non usa carburanti ‘che non esistono’ e favoriscono i porti extra europei. La Ue sta sbagliando strada, le norme sullo shipping […]

di Nicola Capuzzo
10 Novembre 2021
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Stefano Messina (Assarmatori)

Assarmatori, l’associazione degli armatori aderente a Conftrasporto, in occasione del 6° Forum internazionale appena andato in scena a Roma, ha opesantemnete criticato il pacchetto di norme per abbattere le emissioni delle navi: “Puniscono chi non usa carburanti ‘che non esistono’ e favoriscono i porti extra europei. La Ue sta sbagliando strada, le norme sullo shipping del pacchetto Fit for 55, quelle per abbattere le emissioni delle navi, non aiuteranno l’ambiente e affosseranno l’economia”. Lo ha detto il presidente di Assarmatori, Stefano Messina, durante il suo intervento.

Nel mirino c’è il pacchetto di proposte adottato lo scorso luglio da Bruxelles per rendere le politiche dell’Ue in materia di clima, energia, uso del suolo, trasporti e fiscalità idonee a ridurre le emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55 % entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Per spingere lo shipping verso l’uso di carburanti green la Commissione Europea propone di disincentivare l’uso di carburanti fossili attraverso misure fiscali, come l’estensione al trasporto marittimo del sistema europeo di scambio delle emissioni (Eu Emission Trading System – Eu Ets) e l’introduzione, a partire dal 2023, di una tassa da applicare a tutti i carburanti venduti nell’area economica europea, con l’opzione, per gli Stati Membri, di estenderla anche ai viaggi internazionali.

“Lo shipping internazionale che attualmente scala i porti europei cercherà di eludere le nuove imposizioni evitando di toccare i porti europei e scalando invece gli hub già esistenti ai confini dell’Europa o di quelli – numerosi – in corso di realizzazione, ad esempio in Nord Africa sulla sponda sud del Mediterraneo” ha spiegato Messina. Secondo il quale “l’aspetto più grave è che questa impostazione autolesionistica non servirà nemmeno a ridurre le emissioni. Non perché manchi la volontà degli armatori, che anzi è forte, ma perché mancano le tecnologie, i fuel alternativi e le reti di distribuzione degli stessi. E mancheranno ancora per molto, mentre sono a disposizione carburanti di transizione, come il Gnl, che nel pacchetto Fit for 55 non viene considerato green e sarà quindi tassato, ma che consente già di ridurre drasticamente le emissioni nocive e di iniziare il percorso verso la decarbonizzazione del trasporto marittimo con riduzioni dell’ordine anche del 20% delle emissioni di CO2”.

Questo dunque il messaggio chiaro che Messina ha voluto dare alla classe politica nazionale: “Prima di sposare iniziative di Stati Membri che, oggettivamente, non subiscono le stesse conseguenze delle iniziative che coinvolgono lo shipping, l’Italia dovrebbe soppesare attentamente le ricadute economiche, industriali e sociali di quelle scelte. In ballo c’è il futuro dell’economia del Paese e del lavoro”.

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