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Lettera di richiamo dall’Adsp di Taranto al terminalista Yilport

La missiva apre la procedura relativa al mancato rispetto del piano industriale, degli investimenti e delle assunzioni al San Cataldo Container Terminal

di Redazione SHIPPING ITALY
6 Marzo 2022
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A meno di tre anni di distanza dal suo insediamento nel porto di Taranto e a quasi due anni dalla prima comunicazione sull’impossibilità di rispettare il piano industriale originariamente concordato (che le è valso l’ottenimento di una concessione della durata di 49 anni), la società terminalistica San Cataldo Container Terminal del gruppo Yilport ha ricevuto dall’Autorità di sistema portuale del Mar Ionio un lettera ufficiale di richiamo nella quale si chiedono spiegazioni e rassicurazioni sul rispetto o meno degli accordi presi.

La notizia è stata rivelata dal Quotidiano di Puglia che ha spiegato come il presidente della port authority Sergio Prete, visto il protrarsi di una situazione dove scarseggiano traffici container, investimenti e assunzioni di personale, non ha potuto fare a meno di prendere carta e penna e scrivere al magnate turco Robert Yldirim per chiedere conto della situazione. Il 2022 era iniziato con una serie di toccate estemporanee di navi Cma Cgm di grande portata che si sperava potessero aprire una nuova fase e invece, una volta che l’hub della compagnia a Malta ha risolto i suoi problemi di congestionamento, il terminal container al Molo Polisettoriale è tornato a lavorare solo la piccola nave feeder che settimanalmente scala il San Cataldo Container Terminal nell’ambito di un servizio intra-Mediterraneo (Adrinaf).

A settembre del 2020, quando per la prima volta Yilport aveva ammesso di non essere in grado di rispettare gli impegni presi nel piano industriale firmato con la port authority, il terminalista stimava per il 2021 di movimentare 65mila Teu (sono stati meno di 12.000 nell’anno passato), 115mila nel 2022, 291mila nel 2023 e 450mila nel 2024. Sul fronte occupazionale, invece, a settembre 2020 erano 68 i lavoratori ri-assunti su quasi 500 mentre le promesse ricalibrate di Yilport a quel tempo parlavano di 107 assunzioni a fine 2020, 188 nel 2021, fino a 276 nel 2022 e poi 335 nel 2023. In realtà i numeri reali sull’impatto occupazionale sono ben lontani sia dal primo piano industriale che dall’aggiornamento di settembre 2020.

La lettera di richiamo spedita in Turchia dalla port authority pugliese, un atto dovuto a fronte del mancato rispetto degli impegni presi sia in termini di traffici, che di assunzioni e di investimenti (solo una minima parte delle gru finora è stata rimessa in servizio) potrebbe essere l’inizio di un iter che, nello scenario peggiore, potrebbe anche portare alla revoca della concessione che altrimenti scadrebbe nel 2068.

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