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Un altro lavoratore ha perso la vita in banchina nel porto di Taranto

A 11 mesi di distanza stesso luogo (IV Sporgente), stesso carico (pale eoliche) e stesso datore (Peyrani) del caso Albano nell’incidente che stamane ha ucciso Massimo De Vita

di Redazione SHIPPING ITALY
22 Marzo 2022
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A meno di un anno dall’incidente in cui perse la vita il portuale 48enne Natalino Albano, stamane un suo collega ancora più giovane, il 45enne Massimo De Vita, ha perso la vita sulla stessa banchina del porto di Taranto.

Secondo quanto ricostruito dalla Cgil, cui De Vita era iscritto, il lavoratore, “padre di due figli ed ex operaio Tct, ora impegnato con art.17 all’interno della compagnia portuale Nuova Neptunia avrebbe dovuto caricare su una nave i castelletti in acciaio che sorreggono nel trasporto le pale eoliche. Non si comprende ancora come uno di questi manufatti in acciaio sia caduto proprio sul corpo di De Vita che purtroppo non avrebbe avuto scampo”.

Come nel caso di Albano, l’incidente è avvenuto sul molo IV Sporgente, dove erano in corso operazioni di imbarco/sbarco di pale eoliche dalla nave break bulk Bbc Opal. La ditta che se ne occupava e che dovrebbe quindi esser il soggetto che ha chiamato De Vita al lavoro, era, come nella tragedia dell’aprile 2021, la Peyrani Sud.

“Bisogna scongiurare che eventi tragici come questi accadano ancora eliminando ogni fattore che possa causare incidenti, specialmente in un ambito ad alto rischio come quello del porto”. Ad affermarlo unitariamente Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti. “Era il 29 Aprile 2021 quando Natalino Albano perse la vita nel tentativo di sfuggire ad una pala eolica che precipitò dopo essersi sganciata dall’imbracatura della gru che la stava sollevando. L’incidente di questa mattina riaccende tristemente i riflettori sugli elevati rischi del lavoro portuale. Occorre rimettere al centro la parola sicurezza nell’agenda delle istituzioni ministeriali e del Governo, a partire dalla emanazione dei necessari provvedimenti di aggiornamento del decreto legislativo 272/99, ripetutamente sollecitati dalle Organizzazioni Sindacali, ed in particolare i regolamenti attuativi sulla Sicurezza nei luoghi di lavoro settore trasporti e microimprese”.

Le tre sigle hanno indetto lo sciopero nazionale di 1 ora a ogni fine turno o prestazione di lavoro di tutti i lavoratori dei porti e il suono delle sirene alle ore 12:00.

Cordoglio è stato espresso da Rodolfo Giampieri, presidente di Assoporti: “La sicurezza e la salute dei lavoratori è un bene sul quale non si può transigere. Abbiamo fatto diversi incontri sia con il cluster che con le parti sociali per affrontare questo tema che deve essere al centro dell’attenzione di tutti. Il lavoro è fonte di benessere e sicurezza, e non vogliamo che diventi motivo di dolore. In questo senso, stiamo cercando di accompagnare la fase di profonda trasformazione del mondo del lavoro in atto con una campagna di informazione e formazione”.

“Di fronte a questa ennesima morte di lavoro, oltre 200 soltanto da inizio 2022, siamo convinti della necessità di una legge sull’omicidio sul lavoro. Solo in questo modo, infatti, sarà possibile costringere la parte datoriale a prendere le dovute contromisure a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori: in particolare negli scali portuali di tutto il paese va avanti una vera e propri strage di lavoratori, a causa di misure di sicurezza ignorate o aggirate per diminuire i tempi di lavoro e, conseguentemente, aumentare i profitti” ha commentato l’Unione Sindacale di Base.

A.M.

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