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Hapag Lloyd conferma l’ingresso in Spinelli: è il quarto carrier che sbarca sulle banchine italiane

Andrà ad aggiungersi a Maersk, Cosco e Msc già presenti sotto la Lanterna e negli altri scali liguri. Prosegue l’integrazione verticale e lo sbarco a terra dei global carrier

di Nicola Capuzzo
15 Settembre 2022
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Il vettore marittimo tedesco Hapag Lloyd ha confermato questa mattina l’ingresso nel gruppo Spinelli con l’acquisizione di una quota di minoranza pari al 49%; il fondo Icon Infrastructure ha ceduto il suo 45% rilevato nel 2015 e la faniglia Spinelli a sua volta un’ulteriore 4%. Nella nota del global carrier si sottolinea che l’affare si concluderà nei prossimi mesi dopo l’ottenimento delle consuete autorizzazioni da parte dell’autorità antitrust e che le cifre rimangono riservate.

Secondo quanto appreso da SHIPPING ITALY per il suo 45% Icon chiedeva un prezzo intorno ai 200 milioni di euro mentre Spinelli per il suo 4% avrebbe incassato circa 7 milioni. Societe Generale ha agito per il gruppo armatoriale tedesco in qualità di M&A advisor tramite la cooperazione tra il team italiano (Cristiano Cirulli, Vito Tricarico, Gianluca Fumarola e Lea Deloume) e quello tedesco basato a Francoforte.

Attualmente Hapag Lloyd è in mano per il 30% a Kühne Holding (gruppo facente capo al magnate svizzero Klaus-Michael Kuehne appena salito al 15% di Lufthansa), per un altro 30% alla compagnia di navigazione cilena Csav, il 13,9% è della Città – Stato di Amburgo tramite una società pubblica (la Hamburger Gesellschaft für Vermögens und Beteiligungsmanagement), il 12,3% è in mano a Qatar Holding Germany Gmbh e il 10,2% fa capo al fondo sovrano dell’Arabia Saudita mentre il restante 3,6% è flottante in Borsa.

Paolo Pessina, consigliere delegato di Hapag-Lloyd Italy Srl, ha spiegato che la scelta del vettore tedesco su Genova “si colloca all’interno di una strategia di sviluppo in Mediterraneo e in Medio Oriente, che già si è concretizzata in investimenti sui terminal di Tangeri e di Damietta, e che nel caso particolare del Gruppo Spinelli dal settore portuale prioritario si estende ad abbracciare l’intera catena logistica in cui il gruppo genovese è presente. Hapag Lloyd quindi parteciperà con il 49% a tutte le attività del Gruppo Spinelli il che significa inland terminal, logistica, spedizioni, trasporto su gomma”. A proposito dei riflessi attesi da questa operazione Pessina aggiunge: “Non è previsto alcun impatto o alcuna integrazione fra il personale di Hapag a Genova e quello del Gruppo Spinelli e ovviamente tutti i contratti in vigore con clienti terzi saranno validi al 100%. Di certo per Hapag Lloyd l’operazione, ancora soggetta all’approvazione dell’Antitrust e degli altri soggetti competenti, assume un particolare peso competitivo nel mercato dei terminal in Italia e nel Mediterraneo”.

Per il porto di Genova, come sottolineato più volte dal presidente della locale Autorità di sistema portuale, Paolo Emilio Signorini, è un segnale chiaro ed evidente dell’appeal delle banchine liguri contese dai maggiri gruppi internazionali dell’armamento e del terminalismo. Da un punto di vista operativo questa operazione significa, oltre a un ulteriore radicamento di Hapag Lloyd a Genova, scalo per il quale questo vettore rappresenta il primo cliente in termini di container movimentati in import-export, anche un ulteriore passo verso la progressiva e crescente integrazione verticale dei global carrier che dal mare (le navi) stanno sempre più spostando il pallino dei loro investimenti anche a terra (terminal portuali, treni, logistica, autotrasporto e società di spedizioni). Nel caso di Spinelli Srl i tedeschi hanno rilevato anche una quota del Genoa Port Terminal, del Salerno Container Terminal (ad oggi ancora controllato dalla famiglia Gallozzi, un’altra delle poche che resiste allo strapotere dei grandi investitori), di un’enorme flotta di camion per il trasporto di container, di inland terminal e servizi di riparazione e deposito container.

Per Hapag Lloyd, che fino a pochi anni fa evitava espressamente di investire nei terminal, si tratta del terzo investimento in porti del Mediterraneo nel recente passato: il primo è stato a Tanger Med in Marocco, poi in Egitto nel porto di Damietta (dove sorgerà un nuovo terminal in partnership con Contship Italia) e ora in Liguria dove raggiunge altri tre primari player attivi nel trasporto marittimo di container. Prima di lei infatti, erano già sbarcati sulle banchine di Vado Ligure il gruppo Maersk e i cinesi di Cosco (comproprietari del nuovo terminal Vado Gateway), mentre a Genova e a Spezia (risettivamente al 100% in Terminal Bettolo e al 40% nel la Spezia Container Terminal) è presente il Gruppo Msc. Quest’ultimo controlla poi il 50% del terminal Lorenzini di Livorno, il 100% del Roma Container Terminal a Civitavecchia, il 100% di Conateco a Napoli, il 100% di Medcenter Container Terminal a Gioia Tauro, il 50% di Terminal Intermodale Venezia a Marghera e il 50% di Trieste Marine Terminal. Ad Hapag Lloyd nei mesi scorsi era stato proposto anche l’ingresso (sempre con una quota di minoranza) nel Terminal Darsena Toscana di Livorno oggi controllato dai fondi Infravia e Infracapital.

In termini di presenze di peso sullo scenario competitivo delle banchine italiane, il gruppo Psa di Singapore gioca la parte del leone con i terminal di Pra’ e del Sech a Genova a cui si aggiunge il Vecon a Marghera, mentre Contship Italia è attivo come socio di maggioranza a Spezia (nel La Spezia Container Terminal), mentre è in minoranza nel capitale del Salerno Container Terminal e del Terminal Container Ravenna (controllato dal Gruppo Sapir). Fra i nuovi entranti spiccano Yilport al San Cataldo Container Terminal di Taranto, Hhla a Trieste nel Hhla Plt Italy e il Gruppo Grendi con il terminal Mito di Cagliari.

Chi invece in Italia ancora non è presente nonostante un network internazionale molto vasto e consolidato nel terminalismo portuale sono i gruppi Dp World (che pure starebbe guardando con interesse a banchine da acquisire soprattutto in Liguria) e Hutchison (che alcuni anni fa si è ritirata dal Taranto Container Terminal dove era socia di To Delta, attuale concessionario al 50% di Trieste).

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