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Emolumenti extra ai dipendenti, bufera sui vertici passati e attuali dell’Adsp di Civitavecchia

La Procura della Corte dei Conti ipotizza un danno erariale di circa 1,5 milioni, attribuendolo per due terzi a Pasqualino Monti e per il resto a di Majo, Musolino, ai segretari generali e ai membri del Comitato di Gestione

di Andrea Moizo
17 Ottobre 2022
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Civitavecchia sede Adsp

Per il momento è un invito a presentare, entro due mesi, le proprie deduzioni, ma nel documento inviato dalla Procura Regionale della Corte dei Conti del Lazio ai vertici delle ultime due amministrazioni dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Centro Settentrionale (Civitavecchia) oltre che al terzultimo presidente l’ipotesi di danno erariale è avanzata in modo chiaro.

L’oggetto dell’analisi dei magistrati contabili – che SHIPPING ITALY ha potuto visionare – è costituito dagli assegni mensili ad personam riconosciuti, in aggiunta alla retribuzione prevista dal contratto, a 16 dipendenti dell’ente (in larga parte tutt’ora in servizio) a partire dal 2007 e da essi ricevuti per tempi ed entità diverse (a volte addirittura superiori al salario), in alcuni casi sino alla data odierna. Secondo la Procura, nei casi esaminati tali emolumenti sono stati versati indebitamente, perché “attribuiti in maniera assolutamente opaca e discrezionale” e senza il “presupposto dell’affidamento di un incarico di particolare responsabilità, ovvero per la ricorrenza di meriti e traguardi specifici del dipendente”.

L’arco temporale, come detto, va da una quindicina d’anni fa ad oggi, ma per la richiesta risarcitoria la Procura della Corte dei Conti ha potuto tener conto solo dell’ultimo quinquennio, essendo intervenuta per il pregresso la prescrizione. Il totale degli assegni versati indebitamente dall’ente calcolato dai magistrati per questo lustro è appena inferiore a 1,5 milioni di euro.

Per oltre due terzi la responsabilità è attribuita a Pasqualino Monti, ex direttore amministrativo, poi presidente e commissario straordinario dell’Autorità portuale fino al definitivo addio nell’autunno 2016 (oggi è presidente dell’Adsp di Palermo), in quanto “risulta essere stato il firmatario di quasi la totalità dei decreti di assegnazione in contestazione, per avere con gravissima negligenza fatto lievitare ingiustificatamente la spesa per il personale attraverso l’erogazione di assegni ad personam immotivati”.

Ai suoi successori Francesco Maria di Majo e Pino Musolino (quest’ultimo attualmente in carica), così come i loro segretari generali Roberta Macii (oggi dirigente dell’Adsp di Livorno e subcommissario per la Piattaforma Europa) e Paolo Risso (in carica), nonché i componenti dei loro Comitati di Gestione (in alcuni casi di entrambi e ancora in carica) – Leone Vincenzo, Matteo Africano, Francesco Fortunato, Roberto Fiorelli, Giuseppe Lotto, Emiliano Scotti – è invece imputata la “colpa grave” di non aver adeguatamente messo mano al problema, non verificando la sussistenza dei presupposti degli assegni, mantenendoli anche una volta venute meno le pur inconsistenti motivazioni, non interrompendone l’erogazione se non in rari casi e non assumendo iniziative per recuperare gli indebiti versamenti (se non Musolino ma solo nei confronti di un ulteriore diciassettesimo beneficiario, il responsabile della comunicazione nonché ex vicesindaco di Civitavecchia Massimiliano Grasso). A Musolino, Risso e Scotti viene imputato un danno di circa 13mila euro a testa, a Fiorelli e Lotto di 69mila, e agli altri di 56mila.

La Corte ha deciso di non agire nei confronti di Giuseppe Tarzia, “per il limitato periodo di permanenza nell’incarico di membro del comitato di gestione”, e di Francesco Tomas e Filippo Marini, “tenuto conto del limitato periodo di svolgimento dell’incarico nonché della loro fattiva partecipazione all’attività investigativa”.

Tutte le persone coinvolte contattate da SHIPPING ITALY hanno dichiarato di non aver ancora ricevuto formale notifica del provvedimento. Musolino e di Majo hanno quindi rimandato eventuali considerazioni.

Monti ha definito “un errore atroce” la ricostruzione della Procura. “Detto che io non ho ricevuto alcuna notifica, forse anche perché quanto ascrittomi sarebbe prescritto, non penso, qualora da un invito a dedurre si passasse ad altro, che mi avvarrò di tale facoltà. Negli ‘ad personam’ da me riconosciuti non c’era nulla di illecito: non solo tutto era motivato, ma in alcuni casi fu occasione di risparmio per l’ente dato che si ricompensava l’attribuzione a qualche dipendente di mansioni di colleghi intanto uscite dall’Autorità, evitando l’assunzione di ulteriore personale. Questi e altri dettagli, come ad esempio l’assunzione di personale estremamente qualificato per il quale il solo contratto non sarebbe stato attrattivo o il fatto che chi mi succedette provvide a nuove assunzioni senza per questo rimuovere quegli assegni, non sono presenti nella ricostruzione della Procura, che ho quindi intenzione di integrare. Anche perché la tempistica di questo provvedimento non mi pare casuale” ha concluso l’attuale numero uno del porto di Palermo, con implicito riferimento a possibili ruoli che potrebbero essergli attribuiti dal futuro Governo.

Sulla stessa linea Roberta Macii, che ha parlato di “molti documenti non citati o citati parzialmente: quindi, non appena ritirato il fascicolo presso la Corte dei Conti, mi riservo di integrarlo. Questa per Civitavecchia è una vicenda annosa e ciclica ma da noi fu approfonditamente esaminata come si potrà rilevare dalle carte”.

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