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SHIPPING PODCAST

SHIPPING Podcast: con Massone (Interglobo) l’analisi attuale del project cargo in Italia

Il business appare in rallentamento ma in Italia ci sono ancora alcuni importanti player che garantiscono carichi. Sul fronte dei porti continua a crescere l’Adriatico mentre Genova perde quote di mercato

di Nicola Capuzzo
24 Ottobre 2022
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Massone Federico (Interglobo Project)

Il secondo ospite dei podcast di SHIPPING ITALY è Federico Massone, presidente di Interglobo Project, società del gruppo Interglobo attiva nel business delle spedizioni di carichi fuori sagoma e heavy lift. L’esperto spedizioniere (noto agli addetti ai lavori per essere stato per diversi anni al vertice di Lpl Italia) ha scattato una fotografia attuale sull’andamento del business project cargo in Italia analizzando il mercato sia dal lato della domanda di spedizioni che dal lato dell’offerta soprattutto in termni di infrastrutture e servizi.

Di seguito un breve estratto di alcuni dei passaggi più salienti dell’intervista.

“I segnali in questo momento sul mercato del project cargo in Italia sono segnali molto ‘freddi’ perché non ci sono grandi opportunità; ci sono alcune strutture e aziende che nel futuro avranno ordini importanti ma in questo momento e fino alla fine dell’anno e nel primo semestre 2023 mi sembra che saranno abbastanza limitati gli ordini. La gestione dei contratti è molto difficile perché quelli in essere sono molto importanti per le società che li gestiscono e quindi hanno una serie di peculiarità e difficoltà” ha esordito Massone.

Aggiungendo, a proposito della domanda di trasporti proveniente dalle aziende, che “oggi abbiamo sul mercato la presenza forte di un gruppo come Maire Tecnimont con in portafoglio una serie di ordini molto importanti anche per il futuro. C’è il problema della Russia ma l’impiantistica italiana sta lavorando in varie parti del mondo. In Italia abbiamo avuto molti lavori da Ansaldo Energia, poi la stessa Enel in Sud America e altri Epc anche del mondo costruzioni. L’assegnazione dei lavori per la nuova diga di Genova porterà lavori per WeBuild e per Fincantieri. Tante altre medie aziende poi si stanno rilanciando nella piccola e media impiantistica”.

Questo invece lo stato dell’arte relativo ai flussi di carichi project attraverso i porti italiani: “Purtroppo Genova per l’impiantistica non è il miglior porto in assoluto, ha delle difficoltà di ricezione del carico per problemi sia stradali che ferroviari, quindi oggi l’impiantistica continua ad avere uno sbocco nei porti dell’Adriatico: vedi Marghera, Trieste, Monfalcone dove ci sono aziende come Cimolai e Fincantieri che hanno bisogno di spazi e di porti in grado di ricevere questi carichi grandi. Per Genova c’è Ansaldo Energia che dispone di un proprio accesso al mare ma questa possibilità è limitata per pesi e dimensioni. Gli altri porti, in effetti, in base alle rispettive fasi di produzione, stanno sviluppando in Adriatico i porti della Puglia, altri scali della costa tirrenica bassa come Salerno e Napoli hanno delle buone possibilità. Non dimentichiamo infine porti dell’area Toscana, come Marina di Carrara e Livorno che per la loro struttura sono ancora in grado di gestire carichi abbastanza importanti”.

Circa il mercato attuale dei noli marittimi il presidente di Interglobo Project ha spiegato che “l’impiantistica subisce un po’ il ‘fattore contenitori’. Oggi il mercato sta rientrando leggermente, non arriveremo mai alle situazioni di noli di due anni fa, i noli sono un po’ più calmierati. Per cui oggi abbiamo come break bulk una discesa dei noli che comunque non va oltre il 10% e le aree ancora interessate dai traffici maggiori sono quelle dal Far East (Tailandia e Cina e i Paesi dove molte aziende europee si erano rivolte per la preparazione e costruzione di alcuni particolari pezzi) vanno verso Sud America, Stati Uniti, l’Africa (soprattutto Sud Africa). Per il Mediteraneo ci sono ancora alcune opportunità in Egitto, Algeria ma oggi la parte grossa del mercato si muove ancora dal Far East verso varie destinazioni” nel mondo.

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