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In navigazione con il Propeller Club di Genova alla scoperta del Polar Code

In occasione dell’ultima conviviale sono stati esaminati anche i principali rischi che devono essere gestiti nell’ambito delle norme relative alle zone polari

di Redazione SHIPPING ITALY
29 Marzo 2023
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Propeller Genova – Polar Code

”Strategie artiche e Polar Code” è stato il tema al centro dell’ultimo incontro organizzato dal Propeller Club – Port of Genoa con la collaborazione del Museo del Mare, dell’Associazione Promotori Museo del Mare e dell’Istituto Idrografico della Marina.

L’avvocato Enrico Molisani (Wegal), vicepresidente del Propeller e moderatore dell’evento, ha spiegato che il Polar Code è un codice, parte della Convenzione Solas ed entrato in vigore nel 2017, nato dalla necessità di dare sia una regolamentazione al territorio artico sia una regolamentazione da un punto di vista tecnico e da un punto di vista ambientale alla navigazione nei territori artici.

È costituito da due grandi insiemi normativi: il primo è caratterizzato da disposizioni sulle misure di sicurezza che devono essere adottate nell’ambito della navigazione artica e sotto questo punto di vista è necessario progettare navi adeguate a navigare con condizioni meteorologiche poco favorevoli. Oltre a ciò, rappresentando l’Artico una nuova meta turistica, è necessario tutelare i passeggeri che si approcciano a questa tipologia di turismo.

Il secondo insieme di norme riguarda la tutela ambientale con particolare riferimento alla fauna, alle popolazioni locali site nel territorio e alle misure atte a prevenire le fonti di inquinamento.

L’avv. Molisani ha concluso il suo intervento affermando che il Polar Code è solo in una fase primaria rispetto all’obiettivo normativo: occorrerà infatti dare una regolamentazione al territorio artico anche sotto il profilo del diritto internazionale e del diritto pubblico, essendo un territorio che ad oggi è ancora deregolamentato.

Il contrammiraglio Massimiliano Nannini, direttore dell’Istituto Idrografico della Marina, si è concentrato sull’attività di ricerca al Polo Nord che dal 2017 la Marina Militare, l’Istituto Idrografico della Marina e altri enti stanno portando avanti. Ricoprono un ruolo particolarmente importante in questa attività l’esplorazione, la mappatura della parte a nord delle isole Svalbard e la mappatura ad alta risoluzione dei luoghi più significativi del mare Artico.

Grande attenzione è attribuita a ciò che riguarda l’ambiente: il Polo Nord, a causa della circolazione delle correnti, è infatti uno dei mari più inquinati al mondo. Nannini ha concluso soffermandosi sul ruolo svolto dall’Italia in questo settore e sull’importanza di investire risorse in quei luoghi, in quanto le situazioni che ivi si realizzano permettono di predire il futuro, di meglio comprendere quello che accadrà nei nostri territori e di reagire di conseguenza.

Il capitano di vascello Alessandro Petri della Guardia Costiera si è invece soffermato sulla genesi di tutte le norme edite dall’Imo e, in particolar modo, del Polar Code – basate sulla valutazione del rischio. Il rappresentante dell’autorità marittima ha così sottolineato che si è passati recentemente da una fase di direzione cosiddetta “by disaster”, nel corso della quale la reazione normativa dell’Imo era sempre successiva a un incidente, a una fase definita di “formal safety assessment”, che porta a un’analisi dei rischi o benefici ogniqualvolta si intende emanare una nuova norma, individuando quindi i pericoli prima che accadano gli incidenti in modo da ridurre la probabilità degli incidenti stessi attraverso regole adeguate. Il “formal safety assessment” è un processo costituito da tre fasi: l’identificazione dei pericoli, la valutazione del rischio e l’individuazione delle misure e delle contromisure.

Petri ha concluso elencando i principali rischi che devono essere gestiti nell’ambito delle norme relative alle zone polari: tra questi le problematiche connesse alle operazioni in un ambiente a bassa temperatura, la distanza dalle strutture di soccorso, l’alta latitudine a cui è connessa la difficoltà delle comunicazioni satellitari e l’esteso periodo di oscurità.

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