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Gara per le manovre ferroviarie a Genova, si va avanti

Respinta la sospensiva del bando dell’Autorità di sistema portuale chiesta da Fuorimuro. A giorni il Tar si pronuncerà anche sul caso depositi costieri

di Redazione SHIPPING ITALY
22 Maggio 2023
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La procedura per aggiudicare per i prossimi cinque anni le manovre ferroviarie nel porto di Genova va avanti.

Il Tar del capoluogo ligure, infatti, ha respinto la sospensiva della gara chiesta dall’attuale concessionario, Fuorimuro servizi di manovra, di cui SHIPPING ITALY aveva raccontato nei giorni scorsi. Alla base delle doglianze la considerazione che le condizioni economiche delineate dall’Autorità di Sistema Portuale nel suo bando non avrebbero garantito la convenienza economica del servizio, in particolare sul fronte del costo del personale.

Ma i giudici, “considerato che la società ricorrente espleta attualmente il servizio in regime di proroga fino al 30 settembre 2023 e considerato che le censure dedotte sostengono che le previsioni della documentazione di gara renderebbero il rapporto contrattuale eccessivamente oneroso e obiettivamente non conveniente, sicché esse rientrano nel genus delle cosiddette ‘clausole immediatamente escludenti’, per l’impugnazione delle quali non è ritenuta necessaria la domanda di partecipazione alla gara”, hanno ritenuto “che non ricorrano i requisiti di estrema gravità ed urgenza per disporre la sospensione in via cautelare della procedura”.

Procedura che, in scadenza lunedì prossimo, “verrebbe comunque travolta dall’eventuale accoglimento del ricorso”. Ragion per cui, ha concluso il Tar negando la sospensiva, “le esigenze della società ricorrente sono tutelabili adeguatamente con la sollecita fissazione dell’udienza di discussione del ricorso”, che è stata fissata per il 7 luglio.

Ben prima di allora, fra due giorni, lo stesso Tar sarà chiamato a pronunciarsi sui cinque ricorsi contro gli atti dell’Autorità di Sistema Portuale che hanno dato l’avvio alla procedura per il trasferimento dei depositi chimici di Superba e Carmagnani sul ponte Somalia, nel bacino di Sampierdarena. Dopo la recente presa di posizione della Culmv – preoccupata dal calo di chiamate che il trasloco forzato del traffico ro-ro comporterebbe – nuove preoccupazioni ‘occupazionali’ sono emerse in ordine a latere di un recente ciclo di audizioni in Consiglio regionale.

A sollevarle, anticipando le relative osservazioni che saranno depositate entro il termine del 3 giugno presso la direzione della Regione che sta valutando l’assoggettabilità a procedura di valutazione d’impatto ambientale, l’associazione delle Officine Sampierdarenesi. Il riferimento è al Decreto del 1934 che disciplina fra l’altro, in ordine alla sicurezza delle operazioni di carico/scarico delle merci, l’ubicazione di depositi costieri come quelli di Superba e Carmagnani e che prevede espressamente che non sia ammissibile la costruzione di stabilimenti e depositi costieri di oli minerali e loro derivati sulle calate dei porti, se non in bacini riservati ai prodotti petroliferi infiammabili. Il trasloco a Somalia, quindi, comporterebbe un ‘sacrificio’ di spazi portuali più vasto del ponte su cui oggi operano Terminal San Giorgio e Terminal Forest, coinvolgendo quantomeno le limitrofe calate Tripoli e Mogadiscio e i rispettivi accosti, con effetti evidenti sulla funzionalità del bacino di Sampierdarena.

A.M.

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