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Grandi navi e cambiamenti climatici in cima alla lista delle preoccupazioni per gli ormeggiatori italiani

Al centro del convegno annuale di Angopi in Sicilia anche la richiesta di mantenere i porti pubblici nella prossima riforma

di Giuliano Merlo
17 Giugno 2023
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Angopi assemblea 2023

Santa Flavia (Palermo) – “Opere e servizi per la sicurezza nei porti”: questo il titolo del convegno annuale di Angopi (l’associazione nazionale degli ormeggiatori e barcaioli italiani) che si è tenuto nei pressi di Palermo. Tra i presenti, il presidente dell’associazione Paolo Potestà, il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani e il presidente dell’Autorità di Sistema Portuale della Sicilia Occidentale Pasqualino Monti. Tema centrale dell’incontro è stato il fenomeno del gigantismo navale e il cambiamento climatico, due argomenti strettamente connessi e molto attuali. Proprio il presidente di Angopi, Potestà, ne ha parlato, affermando che: “I porti sono sempre più anziani e la categoria di ormeggiatori inizia a presentare molte criticità. Le navi sono sempre più grandi e quindi se prima la tenuta di una bitta di 50 tonnellate bastava a reggere il peso, adesso ce ne vuole una da 100 o addirittura 150 tonnellate”. Tenuta connessa anche ai fenomeni meteorologici estremi “perché con questi fortunali di vento – dice Potestà – che arrivano a 40-50 nodi, con navi talmente alte che fungono da vela, la forza che si abbatte sui cavi e sulle bitte fa si che le stesse cime si stacchino dagli ormeggi”. In passato si sono anche staccate le bitte dalle banchine per via della forza del vento.

Anche diversi partecipanti hanno posto il tema del cambiamento climatico che rischia a breve di investire i porti italiani, da qui la necessità di interventi strutturali dei nostri scali. E nel suo messaggio ai lavori di Angopi, il viceministro alle infrastrutture e trasporti, Edoardo Rixi, ha ribadito che “è fondamentale avere bitte e moli che siano adeguati rispetto alle nuove dimensioni del naviglio. Investimenti che saranno una priorità di questo governo” ha affermato.

Per quanto riguarda invece la nuova riforma dei porti, il presidente Potestà chiede che questi “rimangano pubblici” e che “il modello Angopi non venga stravolto, anche perché funziona e ha funzionato. Come servizi tecnico nautici – ha aggiunto – garantiamo operatività in qualsiasi momento, come abbiamo anche dimostrato nel periodo della pandemia di Covid-19”. Anche Giovanni D’Angelo, presidente della Società Cooperativa Gruppo Ormeggiatori del porto di Palermo ha affermato che “la nuova legislatura è a pieno ritmo” e che “sulla riforma dei porti si può far molto per migliorare le condizioni di sicurezza”. Tra i partecipanti al convegno anche il Comandante Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, Nicola Carlone, che ha parlato del fenomeno del gigantismo navale, anticipando qualche dato sul nuovo report del traffico marittimo in Italia. “Attualmente, nei porti italiani – dice – approdano e salpano 1 milione e 650 mila navi”.

Delle risorse da mettere a terra sui porti italiani ha parlato nel suo intervento anche il presidente di Assoporti Rodolfo Giampieri, secondo il quale “il Pnrr e i fondi strutturali ci offrono la possibilità di metterci al passo dei tempi”. Per il presidente di Federlogistica-Conftrasporto Luigi Merlo, “stiamo sottovalutando le sfide sul cambiamento climatico. Non ci sono altre opere previste ad eccezione della nuova diga di Genova, per cui bisogna rivedere le opere inserite nel Pnrr. Come Federlogistica abbiamo un progetto importante, ovvero, presentare un piano di previsione sul cambiamento climatico nel Mediterraneo”. Poi fa riferimento al porto di Ravenna e su quanto materiale (fango e detriti) sia finito nei fondali dopo la forte ondata di maltempo che ha interessato l’Emilia-Romagna nei giorni scorsi. “È intollerabile – ha aggiunto Merlo – che tutto quel materiale non venga rimosso” anche perché questo contribuisce alla diminuzione della profondità delle acque portuali. Una criticità quella nel porto di Ravenna denunciata anche dal presidente di FedePiloti Bunicci, che propone delle “stazioni meteo” che attraverso radar di previsione “potrebbero prevenire anche gli incidenti causati dai fenomeni meteo estremi”. Per Luigi Merlo sulla riforma dei porti “se ci sarà un contributo da dare al Ministero, noi lo daremo”.

A concludere i lavori del convegno è stato il Professore emerito dell’università di Genova, Sergio Maria Carbone, riferendosi alla continuità della filiera produttiva. “La continuità può essere garantita anche in presenza di erogatori di servizi differenziati, ma che siano coordinati e rispettosi di tutte le esigenze presenti nell’esercizio portuale” – ha affermato.

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