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Gli ambientalisti di Nabu riconoscono all’industria crocieristica qualche miglioramento in tema di emissioni

L’associazione tedesca e l’italiana Cittadini per l’Aria evidenziano però come emissioni di gas serra e inquinamento siano ancora in aumento. Promossa la scelta del metanolo verde per un impatto climatico zero

di Redazione SHIPPING ITALY
29 Giugno 2023
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Classifica Nabu

La nuova classifica dell’associazione tedesca Nabu, che valuta l’impegno dell’industria crocieristica verso il rispetto dell’ambiente, evidenzia come l’aumento delle emissioni di gas serra e l’inquinamento prodotto dalle navi da crociera siano ancora, purtroppo, una triste realtà in tutta Europa.

Lo riferisce l’associazione ambientalista italiana Cittadini per l’Aria: “Al netto dei proclami con cui gli armatori dichiarano di voler abbattere il loro impatto sull’ambiente e sulla salute dei cittadini, i risultati tardano ancora ad arrivare. La parte centrale della classifica (si veda immagine in pagina, ndr), che vede in testa le norvegesi Hurtigruten e Havila con 9 punti su 14, tende ad avvicinare ormai numerosi armatori. La ‘coda’ della classifica invece è rappresentata da Carnival, che ricomprende fra l’altro Costa”.

Anche se lentamente, la classifica di Nabu mostra dei miglioramenti secondo l’associazione: “Ma appare chiaro che non c’è un vero sforzo per migliorare le prestazioni ambientali delle navi in uso oggi. Sono infatti solo le nuove navi inaugurate di recente che consentono una posizione di favore nella classifica, come nel caso di Aida. Ed è chiaro che l’industria navale continua a risparmiare sui costi di gestione utilizzando l’olio combustibile pesante, o Hfo (Heavy Fuel Oil), un carburante prodotto dallo scarto della lavorazione di altri carburanti che contiene inquinanti che sarebbero vietati a terra. Eppure, oltre 20.000 persone, tra le quali tanti cittadini italiani, hanno chiesto agli armatori di cessare l’utilizzo di questo carburante sporco che tutti i giorni causa il riversamento di fumi neri, tossici, sulle nostre città di porto. Né è accettabile la soluzione che prevede il ‘lavaggio’ di questi fumi prima dell’uscita dai camini, visto che poi tutto viene sversato in mare, trasferendo il danno ambientale dall’aria all’ambiente marino”.

In questo momento, la Norvegia rappresenta il Paese dove le politiche per ridurre l’impatto delle navi da crociera stanno funzionando meglio. Grazie a specifiche scelte di policy, sta nascendo un’industria con navi più piccole e più capaci di adottare sistemi di efficienza e soluzioni tecniche innovative. Tra le speranze per navi da crociera più pulite, Nabu cita anche la possibilità di usare il metanolo verde per avvicinare le flotte a un impatto climatico zero.

“Le navi recentemente ordinate da Tui Cruises e Norwegian Cruise Lines – ha evidenziato Soenke Diesener di Nabu – si affidano proprio a questa opzione. Al contrario, per fare la sua parte nel raggiungimento degli obiettivi climatici di Parigi, l’industria crocieristica deve ridurre drasticamente le emissioni a breve termine. Di fatto però continuano a salire. Desta particolare preoccupazione il forte aumento delle emissioni di metano derivanti dall’uso di Gnl. Le emissioni di metano prodotte dal Gnl sono oltre 80 volte più dannose per il clima della CO2. Chi parla di ‘tecnologia ponte’ sta evitando di guardare in faccia i molteplici problemi collegati al Gnl, sia riguardo alla sua produzione con il fracking dannoso per la natura, sia per l’impatto del metano sul clima”.

“Dobbiamo dare impulso al più presto ad un diverso tipo di turismo anche mostrando alle persone il peso ambientale delle loro vacanze – ha dichiarato Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’aria – e lasciare al passato il gigantismo marittimo che finisce per spostare sulle città di porto il costo non visibile di vacanze a poco prezzo solo per chi le fa. È inoltre essenziale  evitare gli errori del passato passando da una soluzione certa a una incerta e potenzialmente grandemente distruttiva come, per esempio, la spinta all’utilizzo dei biocarburanti, la cui provenienza geografica è non solo mediamente incerta, ma il cui peso ambientale è dannoso a livello globale, come accade per quelli derivanti dalla soia, che sottraggono terra alle coltivazioni alimentari quando, ancora, non causano la distruzione di ambienti vergini e essenziali per il futuro dell’umanità, o ancora dai grassi animali, altra industria il cui peso ambientale è ormai ben chiaro a tutti”.

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