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Cantieri

Ad Augusta e Taranto nuovi cantieri navali (di Fincantieri?) per l’eolico offshore

Il Governo stanzia 420 milioni di euro per realizzare nel Mezzogiorno due stabilimenti per lo sviluppo della filiera ma le port authority al momento risultano all’oscuro

di Andrea Moizo
24 Ottobre 2023
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Eolico offshore Taranto

Il Decreto Energia che contiene la norma è slittato alla settimana prossima, ma per le “Misure per lo sviluppo di un polo strategico per l’eolico galleggiante in mare” pensate dal Governo dovrebbe solo essere questione di tempo, anche perché proprio oggi la Commissione Europea ha varato lo “European Wind Power Action Plan” che, per promuovere lo sviluppo dell’industria europea nel settore dell’eolico offshore, fra le altre cose disinnesca possibili intralci della normativa sugli aiuti di Stato, invitando gli stati membri a “sfruttare appieno la flessibilità offerta dal quadro temporaneo di crisi e di transizione degli aiuti di Stato modificato per sostenere la produzione eolica nell’Ue”.

Invito colto dal Governo italiano. L’articolo inserito nelle bozze del summenzionato decreto, infatti, stanzia per la bisogna 420 milioni di euro, a valere sulle risorse del Fondo per lo sviluppo e la coesione e da assegnare al Ministero dell’Ambiente con una delibera Cipess – Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (80 milioni nel 2024, 170 nel 2025 e 170 nel 2026). Il dicastero guidato da Gilberto Pichetto Fratin dovrà, con decreto congiunto col Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, “individuare nel Mezzogiorno del Paese, due aree demaniali marittime con il relativo specchio acqueo antistante entro il limite delle acque territoriali, da destinare alla cantieristica navale”.

Le risorse serviranno a due obiettivi paralleli: 300 per l’infrastrutturazione (“per la realizzazione, nelle aree individuate ai sensi, di infrastrutture volte ad assicurare l’autonomia energetica nazionale, mediante investimenti in cantieristica navale per la produzione di piattaforme galleggianti e di infrastrutture energetiche funzionali, l’assemblaggio e il varo delle piattaforme medesime e per l’installazione di impianti di produzione di energia eolica in mare”), 120 per “lo sviluppo e l’industrializzazione del processo di costruzione di un prototipo di fondazione galleggiante finalizzato alla realizzazione di un impianto eolico in mare, pilota, dimostrativo e operativo destinato alla produzione di energia a servizio di una delle aree” stesse.

Stando a quanto appreso da SHIPPING ITALY, in pole position ci sarebbero i porti di Taranto e Augusta che, oltre ad avere spazi adeguati almeno in parte già infrastrutturati a disposizione, vantano entrambi esperienze pregresse nella movimentazione di pale eoliche, anche offshore almeno nel caso dello scalo ionico. Tuttavia fra i presidenti delle varie Autorità di sistema portuale del Mezzogiorno nessuno ha riferito di essere stato messo a parte della procedura, nonostante la peculiarità della previsione che, pur in accordo col Mit, sia l’Ambiente a rilasciare le concessioni, entro 90 giorni dalla suddetta delibera del Cipess.

In parallelo, il Ministero dovrà individuare il beneficiario delle risorse. La procedura dovrà essere a evidenza pubblica ma i requisiti previsti dalla norma sembrano restringere il campo dei papabili alla sola Fincantieri dato che il destinatario, fra le altre cose, deve essere un cantiere navale, dotato di “una infrastruttura produttiva industriale localizzata in più aree del territorio nazionale” e di “esperienza almeno ventennale nella lavorazione dell’acciaio nel settore della navalmeccanica ad alta tecnologia, esperienza almeno quinquennale nella lavorazione media di centomila tonnellate all’anno sul territorio nazionale, nonché capacità produttiva di mezzi navali superiori a centomila tonnellate di stazza lorda”.

A Trieste per il momento le bocche sono rimaste cucite, ma proprio questa settimana in Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il Piano del Mare approvato a fine luglio dal Governo. Grande attenzione per l’eolico offshore, relativamente a cui si legge che “non esiste allo stato attuale in Italia una produzione industriale delle piattaforme galleggianti necessarie all’eolico flottante. L’Italia ha l’opportunità di giocare d’anticipo. In questo campo Fincantieri sta sviluppando una specifica supply chain in grado di produrre le unità galleggianti che sarebbero richieste dal mercato, sfruttando sia siti esistenti sia nuovi che, in entrambi i casi, richiedono ingenti investimenti”.

Fra i possibili partner dell’operazione, il nome di Renexia, gruppo Toto, protagonista dell’installazione di turbine offshore proprio a Taranto, è fra i più accreditati.

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