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Acciaierie d’Italia sgambetta la nuova diga di Genova

Torna in parte allo stabilimento siderurgico l’uso delle banchine destinate a movimentazioni del cantiere dell’opera. Nel mirino anche la rinuncia dell’Adsp agli spazi di Pra’

di Andrea Moizo
25 Ottobre 2023
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Aree Ex Ilva Diga

Già ‘costretta’ a trasferire la realizzazione dei cassoni dal porto di Pra’ a quello di Vado Ligure, l’Autorità di sistema portuale del Mar Ligure Occidentale perde ora, almeno temporaneamente, un altro pezzo del cantiere destinato ai lavori di realizzazione della nuova diga foranea del porto di Genova.

Il Tar di Genova, infatti, ha emesso un primo verdetto sul ricorso che Acciaierie d’Italia promosse nell’estate del 2022. Nel mirino dell’azienda c’è in primis il decreto con cui l’Adsp a maggio dell’anno scorso approvò definitivamente il progetto preliminare, sottoposto di lì a poco alla procedura negoziata che portò nell’autunno 2022 all’aggiudicazione alla cordata Pergenova Breakwater, capitanata da Webuild.

Quel progetto, infatti, prevedeva che l’appaltatore dovesse accordarsi con Acciaierie d’Italia per utilizzare circa 40mila mq degli spazi da questa utilizzati in diritto di superficie a ridosso di una delle due banchine dell’impianto siderurgico, la cui concessione (altri circa 9.500 mq) Adsp si impegnava a sospendere.

In teoria, stando ai verbali della procedura con cui si aggiudicò l’appalto, Webuild aveva rinunciato alle aree di Acciaierie, tanto che ottenne per questo un punteggio maggiore della cordata rivale, cui venne invece addebitata la mancata disponibilità di un’alternativa. Ma, detto che Adsp non ha fino ad oggi pubblicato il progetto esecutivo, le cose sono evidentemente andate in altro modo. Tanto che nel luglio scorso Adsp decretava “l’inibizione temporanea fino al 2027 della concessione di una parte della banchina di ponente (relativa alla porzione ove sono situate le bitte n.ri 40 e 41) al fine di consentire l’attracco di una chiatta per il trasporto dei detriti provenienti dal cantiere della Diga Foranea”.

Al che Acciaierie depositava motivi aggiunti al ricorso, chiedendo la sospensione cautelare di tale inibizione, dal momento che essa impediva “l’attracco contemporaneo di due navi da parte di Acciaierie e limitandolo ad una sola per volta”. Il Tar ha verificato che sulle banchine in questione vengono effettuate “dalle 3 alle 5 operazioni di imbarco ed altrettante di sbarco, in rari casi con la compresenza di due navi”.

E, considerato che “le operazioni portuali suddette appaiono rilevanti per l’attività dello stabilimento siderurgico con conseguente sussistenza del periculum in mora”, ha provveduto alla sospensione cautelare parziale del decreto di luglio, consentendo ad Acciaierie di usare tutta la banchina, anche quando ci sia già ormeggiata una nave ad essa destinata, per tre giorni al mese, previa comunicazione ad Adsp.

Sul merito del ricorso e sugli altri motivi aggiunti, con cui Acciaierie chiede peraltro di annullare anche “ogni sconosciuto atto con cui l’Autorità di sistema portuale del mar ligure occidentale abbia rinunciato ad utilizzare l’area di Pra’, alternativamente indicata dal progetto P.3062 quale spazio per lo stoccaggio e la lavorazione degli inerti da demolizione”, il Tar si pronuncerà a marzo 2024. Nel frattempo un consulente del Tribunale valuterà la possibilità, prospettata da AdI, che Adsp e appaltatore della diga utilizzino una banchina più a ovest di quella utilizzata per le operazioni del siderurgico. Fino a marzo, comunque, il problema non dovrebbe inficiare particolarmente i lavori della diga, dato che l’uso a cantiere delle aree di Acciaierie dovrebbe raggiungere l’acme nella fase di demolizione dell’opera esistente (anche se già da luglio Adsp aveva consegnato la banchina a Pergenova Breakwater).

Ma se il ricorso verrà accolto nel merito, per il cantiere della diga occorrerà trovare in fretta ulteriori e diversi spazi.

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