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Le sei richieste di Legora De Feo (Uniport) al Governo per i terminal portuali

Ets, adeguamento canoni, integrazione nave-treno, Regolamento concessioni, cold ironing e lavoro portuale sono i temi al centro dell’evento organizzato a Roma per parlare del futuro degli scali marittimi

di Redazione SHIPPING ITALY
6 Dicembre 2023
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Pasquale Legora de Feo – Uniport

Riforma dell’ordinamento portuale, revisione di canoni di concessione, nuova tassazione Ets, riconoscimento di alcuni profili del lavoro portuale tra quelli usuranti. Questi sono alcuni dei temi e delle proposte inserite nella “Agenda di lavoro 2024” presentata alle istituzioni da Uniport, l’associazione del mondo logistico portuale presieduta da Pasquale Legora de Feo cui aderiscono aziende con oltre 4.500 dipendenti e un fatturato aggregato di circa 1,5 miliardi di euro, nel corso dell’evento dal titolo “Il futuro della portualità italiana – Bilancio di fine anno e nuove sfide” tenutosi a Roma.

Una nota racconta come l’incontro abbia messo a confronto il cluster degli operatori con media e istituzioni consentendo al presidente Legora de Feo di fare un bilancio e di ospitare gli interventi di numerosi esponenti governativi (Sebastiano Musumeci – Ministro del Mare e della Protezione Civile, Orazio Schillaci – Ministro per la Salute, Edoardo Rixi – Vice Ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture, Salvatore Deidda – Presidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati).

Il presidente di Uniport nell’occasione ha illustrato le sfide ancora aperte per il settore e ha avanzato sei proposte per promuovere una vera strategia di sviluppo del Paese basata sui porti.

La prima: “Rettificare le regole in tema di ETS nel senso della tutela dei traffici (e dei terminal) dell’UE che svolgono attività di transhipment e della non penalizzazione dei traffici del tipo autostrade del mare. Senza nuove regole i nostri scali sono destinati a diventare secondari per i traffici mondiali”.

La seconda: “Rivedere i parametri di adeguamento dei canoni di concessione demaniali marittimo portuali per adeguarli, anche in ossequio a principi di equità e omogeneità, a quelli utilizzati per le locazioni commerciali”.

La terza: “Promuovere l’integrazione del trasporto marittimo-ferroviario, anche con una rivisitazione delle priorità di investimento del gestore dell’infrastruttura, ferroviaria nonché con misure intese a contenere il costo della manovra ferroviaria in porto (in particolare rispetto ai maggiori scali marittimi nord europei).”

La quarta: “Congelare l’entrata in vigore del Regolamento per il rilascio delle concessioni, per rivedere le relative linee guida nella direzione di una maggiore chiarezza, omogeneità delle modalità di applicazione tra porto e porto (talora anche tra porti all’interno della circoscrizione di una singola Autorità di Sistema Portuale), semplificazione procedurale”.

In tema di dotazione di porti e terminal di impianti e servizi per l’erogazione di energia elettrica alle navi da terra (cold ironing), secondo il vertice di Unport “è necessario definire modelli di gestione adeguati e coerenti con ruoli e funzioni del terminalista e delle imprese, affinché si possa fornire nei tempi previsti il servizio alle navi, ma senza gravare l’operatore portuale di oneri e responsabilità non sue.

Infine la sesta proposta è quella di “inserire alcuni profili professionali del lavoro portuale nella categoria dei lavori usuranti”.

Il Presidente Legora ha evidenziato alle istituzioni quanto segue: “Per garantire un adeguato supporto allo sviluppo del Paese, il nostro settore ha bisogno oggi di una visione sistemica delle politiche portuali, una piena integrazione di questi hub con la rete logistica terrestre, una semplificazione dell’iter per la realizzazione delle opere necessarie a competere sui mercati mondiali e maggiore omogeneità di regole tra le diverse Autorità di Sistema Portuale. Chiediamo infine condizioni idonee a operare in un contesto concorrenziale secondo le regole di mercato, rimuovendo quindi tutti quei vincoli e condizionamenti che lo impediscono”.

Nessun riferimento esplicito è emerso al tema caldo dei contratti a intermittenza che ha fatto capolino al tavolo della trattativa per il rinnovo del Ccnl Porti e inserito nel confronto sul futuro del lavoro portuale proprio da Uniport.

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