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Un portuale morto a Cagliari a bordo della nave Estraden di Grendi

Dalle prime ricostruzioni sembra che il lavoratore di 50 anni sia rimasto schiacciato da un trattore che trasportava una cassetta con container durante le operazioni di sbarco

di Redazione SHIPPING ITALY
26 Gennaio 2024
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Wedellsborg (Grendi) – Cagliari porto canale

Un incidente mortale è avvenuto questa mattina nel terminal Grendi del porto di Cagliari a bordo della nave Estraden duranmte le operazioni di sbarco del carico rotabile.

La vittima è Raffaele Massa, operaio di 50 anni di Quartucciu, secondo le prime ricostruzioni rimasto schiacciato dal rimorchio del trattore usato per movimentare i container con il metodo delle cassette mentre si trovava nel garage della nave cargo operata in charter dal Gruppo Grendi.

A seguito dell’incidente i lavoratori portuali hanno immediatamente indetto uno sciopero di 72 ore. A deciderlo unitariamente i rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil che questa mattina si sono recati al porto canale di Cagliari dove è avvenuta la tragedia. L’astensione dal lavoro inizierà a mezzanotte e terminerà lunedì alle 23.59.

Per lunedì mattina prossimo, 29 gennaio, è stata anche organizzata alle ore 12 un’assemblea dei lavoratori davanti alla sede dell’Autorità di sistema portuale del Mare di Sardegna.

La compagnia di navigazione protagonista dell’incidente ha diramato una nota in cui si legge:  “I vertici del Gruppo Grendi si sono già attivati per mettersi a disposizione delle Autorità in seguito all’incidente che ha coinvolto il collega che questa mattina è deceduto nel porto di Cagliari durante le operazioni di carico della M/N Estraden. L’intera struttura tecnica collabora con gli uffici preposti per la ricostruzione della dinamica dell’evento. Gli amministratori delegati, Costanza e Antonio Musso, sgomenti e addolorati dall’evento drammatico, stanno raggiungendo il porto di Cagliari e insieme all’intero gruppo si stringono interno ai famigliari del collega”.

“Questo tragico avvenimento rende ancora una volta evidente la necessità di interventi per mettere in sicurezza i porti” hanno affermato il segretario generale della Uiltrasporti, Claudio Tarlazzi, e il segretario nazionale, Giuliano Galluccio. “Siamo partecipi al dolore della famiglia della vittima e ci siamo vicini a tutti i lavoratori del Porto degli Cagliari, con i quali abbiamo proclamato 72 ore di sciopero contro questa ennesima e inaccettabile morte, avvenuta a meno di un mese di distanza dall’incidente avvenuto a Bari e che dimostra le falle di una rete di sicurezza all’interno dei nostri porti che va migliorata. A questo si aggiunge la necessità di interventi mirati all’aggiornamento continuo delle professionalità e al ricambio generazionale dei lavoratori, interventi attuabili solo attraverso lo sblocco dei decreti attuativi del fondo per l’accompagni all’esodo e attraverso il riconoscimento del lavoro usurante a questa categoria di lavoro”. “Occorre un fermo intervento – hanno aggiunto Tarlazzi e Galluccio – che sblocchi il corto circuito istituzionale che ferma l’attivazione del fondo e un’azione volta a rilanciare i sistemi di presidio e di prevenzione sulla sicurezza in porto. Non possiamo più tollerare questa strage”.

Sull’accaduto è intervenuto con una nota severa anche il sindacato Usb: Questa mattina – è scritto – nel porto canale di Cagliari si è consumato l’ennesimo omicidio di un lavoratore portuale, Raffaele Marra operaio di 50 anni morto durante le operazioni di attracco. Si inaugura così il nuovo anno nei porti italiani dopo che solo il 30 dicembre nello scalo Barese Angelo Rossini aveva perso la vita anche lui investito da un mezzo in movimento. Mentre il tema della riforma portuale è finito in secondo piano, mentre i sindacati complici proseguono nella loro “trattativa” silenziosa per il rinnovo del contratto nazionale, nei porti si continua a morire. Perché è proprio questa ‘normalità’, questa pace sociale sulle banchine, voluta da armatori e terminalisti e sostenuta dai firmatari dell’ultimo contratto nazionale, che ha portato a questa situazione”.

L’Unione Sindacale di Base aggiunge: “Nel silenzio continua l’autoproduzione nei porti, si continua ad aumentare i carichi di lavoro, si continua a utilizzare la crisi (ieri il covid oggi la guerra) per erodere diritti e conquiste ottenute in anni di lotte. Prosegue la svendita delle banchine pubbliche agli armatori mentre proliferano gli appalti a ribasso, con autorizzazioni art. 16 date con facilità dalle Autorità di Sistema Portuale. Oggi il Ministro dei Trasporti era proprio a Cagliari. Non si è neanche degnato di scendere dall’Hotel e percorrere qualche centinaio di metri per andare di persona sul luogo dell’incidente. Ha pensato di cavarsela con qualche dichiarazione di circostanza e un minuto di silenzio. Ai lavoratori portuali non serve un minuto di silenzio. Servirebbe invece un intervento deciso per limitare lo strapotere del profitto privato in un settore strategico che dovrebbe tornare sotto il controllo pubblico. Servirebbe l’approvazione di una Legge che istituisca il reato di omicidio sul lavoro così come richiesto da decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici nel nostro paese. Serve il riconoscimento del lavoro portuale come usurante ai fini pensionistici”.

Usb in conclusione afferma: “Per ottenere tutto ciò c’è bisogno di un intervento sindacale diverso e incisivo. I portuali Usb si sono già organizzati nei principali porti del nostro paese. Abbiamo già organizzato una prima manifestazione di fronte al Ministero e siamo pronti a mobilitarci ancora una volta per la sicurezza, i diritti, una riforma portuale degna di questo nome”.

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