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Fra i caricatori c’è chi diversifica il rischio Mar Rosso spedendo su rotte marittime diverse

Con la vicenda della Koi emergono le strategie adottate da importatori e spedizionieri italiani come Alix International

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
2 Febbraio 2024
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Koi Cma Cgm

Mentre appaiono incerte le sorti della Koi, la portacontainer operata da Cma Cgm obiettivo di un attacco compiuto ieri dagli Houthi, arrivano alcuni dettagli sul carico italiano presente a bordo. A svelare di avere merce sulla nave è stata infatti ieri sera Alice Arduini di Alix International, che a SHIPPING ITALY ha spiegato più in generale come la sua casa di spedizioni e i caricatori suoi clienti si stiano muovendo in questo contesto così instabile.

“Sulla Koi abbiamo 3 o 4 spedizioni groupage partite dall’India, destinate a importatori italiani, e avremmo dovuto imbarcare a Genova due container sulla rotta di ritorno, sempre in direzione del paese asiatico”. Carichi  – in particolare costituiti da schede elettroniche e pompe idrauliche – consolidati da un operatore indiano, che ha quindi poi autonomamente scelto la compagnia marittima a cui affidarsi: nella fattispecie Cosco, che opera sulla rotta nell’ambito della Ocean Alliance di cui è partner anche Cma Cgm, su una cui nave appunto il container che ospita i carichi stava viaggiando. “Quando gestiamo container completi, spiega Arduini, indichiamo ai nostri clienti la possibilità di scegliere tra vettori che hanno scelto di transitare per il capo di Buona Speranza e altri che vanno per la rotta di Suez, quali appunto Cma Cgm e Cosco, ma tutti chiedono transit time brevi”.

In questa particolare fase, continua Arduini, “effettuiamo poche spedizioni via mare, ma ne abbiamo molte via treno”. A scegliere di ricevere le proprie merci dalla Cina tramite trasporto ferroviario è ora soprattutto il settore del fashion, le cui vendite sono strettamente legate alla stagionalità e quindi all’imminente arrivo della primavera. In particolare, tramite treno gli importatori clienti di Alix stanno ricevendo “tessuti, e prodotti finiti, pronti per essere messi in vendita come sciarpine e accessori”. Ma anche chi compra merce come “pompe idrauliche ed elettronica sta valutando questa opzione”. La moda sceglie poi anche la via aerea, modalità che per quanto osservato dalla casa di spedizioni comasca è stata utilizzata in particolare per gestire invii di emergenza, per evitare interruzioni della supply chain. C’è però anche una ulteriore forma di diversificazione del rischio, tutta interna alla via marittima: “Abbiamo visto alcuni caricatori scegliere di collocare lo stesso tipo di merce per metà su navi che passano per il Capo di Buona Speranza e per metà su navi di compagnie che seguono la rotta di Suez, propendendo magari per questa seconda opzione per i carichi più urgenti”.

Tornando alla Koi, nave che come visto rientrava in questa seconda categoria, va segnalato che nella serata di ieri sia Cma Cgm sia il Comando Centrale delle forze armate Usa hanno rilasciato dichiarazioni in cui hanno smentito l’annuncio degli Houthi. Le milizie nord yemenite avevano segnalato di avere colpito con “missili navali” la portacontainer mentre si trovava nel golfo di Aden, diretta verso il Mar Rosso e il canale di Suez, perché poi attesa in alcuni porti israeliani. Gli Houthi avevano descritto l‘impatto dell’attacco come “accurato e diretto”. Nella serata di ieri, secondo quanto noto a SHIPPING ITALY, si sono susseguite, tra gli addetti ai lavori direttamente coinvolti nell’attività di trasporto, comunicazioni rispetto al fatto che sulla Koi si fosse sviluppato un incendio che risultava ancora non domato.

Riguardo la vicenda, Cma Cgm ha dichiarato a Lloyd’s List che le informazioni relative a un attacco sulla nave “non sono corrette”. La Koi, secondo quanto comunicato dal vettore francese, avrebbe invece “modificato brevemente la sua rotta per gestire l’evacuazione per ragioni mediche di un membro dell’equipaggio”. Stando alla ricostruzione della testata britannica, la nave si era avvicinata al confine tra Oman e Yemen intorno alle 10:30 Gmt (le 13:30 ora locale, ndr) del 30 gennaio, e “pare aver spento” il sistema Ais prima di entrare nel Golfo di Aden. La Koi è poi tornata visibile il 31 gennaio, ormeggiata a Gibuti.

Secondo la versione del comando centrale degli Stati Uniti, un attacco contro la portacontainer sarebbe stato sferrato ieri 1 febbraio alla 12:45 ora locale con due missili balistici anti-nave, i quali però avrebbero “impattato contro l’acqua senza colpirla” e senza quindi generare “danni o ferimenti”.

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