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Dai terminalisti portuali due proposte di legge sul lavoro portuale

La prima ha l’obiettivo di inserire all’interno delle categorie considerate “lavoro usurante” alcune mansioni, la seconda è finalizzata a riavviare l’iter di costituzione del fondo per il prepensionamento dei camalli

di Redazione SHIPPING ITALY
10 Febbraio 2024
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Lavoratori portuali

Assiterminal, l’associazione italiana dei terminalisti portuali aderente a Confindustria, ha fatto sapere che il prossimo 14 febbraio “le associazioni datoriali del mondo imprenditoriale della portualità italiana, separatamente ma allineate, presenteranno in audizione alla XI Commissione della Camera (lavoro pubblico e privato) due proposte di legge”.

La prima “ha l’obiettivo di inserire all’interno delle categorie considerate ‘lavoro usurante’ alcune mansioni del lavoro portuale”, la seconda “finalizzata a riavviare l’iter di costituzione del fondo per il prepensionamento dei lavoratori portuali”.

Assiterminal spiega che questa azione “non vuole essere una risposta ai sindacati a seguito dell’interruzione, da parte loro, della trattativa per il rinnovo del contratto di lavoro dei porti: certo – aggiungono – dovrebbe essere letto anche come un segnale distensivo, ma è soprattutto la prosecuzione di un percorso in cui crediamo fortemente, avviato da tempo e che ha già portato due anni fa al riconoscimento del lavoro portuale tra i ‘lavori gravosi’ e al primo avvio normativo per la costituzione del fondo prepensionamenti, poi bloccato dalla burocrazia del Mef (Ministero dell’economia e delle finanze)”.

L’associazione presieduta da Luca Becce ricorda come sia “abbastanza evidente che l’impresa abbia interesse nel trovare e promuovere le soluzioni, individuare gli strumenti più funzionali alla sua capacità di stare sul mercato, di evolversi, di efficientarsi, di creare le condizioni  più adatte a un ambiente di lavoro in cui gli equilibri di più fattori siano in bilanciamento: lavoro usurante e fondo – sottolinea – sono due strumenti funzionali ad accompagnare senza strappi, con equità e dignità il ricambio generazionale, e lo sviluppo dell’automazione: tutto questo in un mercato stagnante da anni, non dimentichiamolo”.

La nota di Assiterminal prosegue dicendo: “Il lavoro cambia, la popolazione dei lavoratori dei porti non è più, diciamo così, giovanissima: investire nella formazione e nella riqualificazione laddove possibile sono il primo asset (anche per questo sul dl proroghe abbiamo chiesto una proroga del bonus portuale sino al 2028); aprire ai giovani attraverso lo strumento dell’apprendistato, soprattutto in collaborazione con gli Its, è un altro processo necessario (vorremmo infatti portare all’interno del Ccnl l’apertura a tutte le forme di apprendistato). Dall’altra parte, avere strumenti che accelerino e agevolino la possibilità di uscire prima e dignitosamente dal mondo del lavoro per quelle persone che ‘hanno già dato’, riteniamo sia indispensabile”.

Sul rinnovo del Ccnl i terminalisti dicono di attendere l’esito delle assemblee convocate dai sindacati nei territori: “Ci sono notevoli distanze? Beh, dipende sempre da dove e come si parte, ma anche dalla sostenibilità del punto di arrivo” è la risposta di Assiterminal. “Siamo consapevoli che questo rinnovo sia condizionato dalla fluidità dell’inflazione e dal costo reale della vita, infatti abbiamo posto il tema del welfare anche come strumento di bilanciamento tra gli elementi della retribuzione: nelle aziende in cui questi strumenti sono utilizzati i lavoratori ne apprezzano l’efficacia. A volte ci si deve anche ricordare che il mondo dell’imprenditorialità portuale è molto differenziato, per dimensioni, merceologie, redditività, collocazione geografica (che incide ovviamente anche sull’attrattività commerciale): poco più di 250 aziende, 12.000 lavoratori, distribuiti in più di 50 porti (isole comprese). Un mix di realtà imprenditoriali e aziende integrate in colossi multinazionali”.

A questo proposito l’associazione ricorda per esempio che “il 60% dei traffici container si concentrano su meno di 10 aziende, il 65% delle aziende terminaliste e delle imprese portuali stanno sotto i 10 milioni di euro di fatturato caratteristico: il valore del Contratto non sta solo nel fatto di essere richiamato dalla legge 84/94, ma soprattutto nel fatto che deve avere promuovere un impianto normativo efficace e quindi esprimere un valore aggiunto per il corretto bilanciamento tra l’organizzazione del lavoro e le condizioni in cui il lavoro si presta da parte delle persone, in equilibrio economico tra sostenibilità per tutte le imprese che lo adottano e effetti per i lavoratori”.

Per meglio comprendere come evolve la portualità, Assiterminal invita a partecipare a un convegno (di tutte le associazioni datoriali) proprio sul mondo del lavoro in programma a Roma il 19 febbraio: “Sarà – concludono – un’utilissima occasione di confronto sui temi del welfare, change management, diversity, formazione e leadership per alzare sempre di più l’asticella nel rapporto azienda-persone anche nel nostro settore, che spesso denigriamo perché poco conosciuto e riconosciuto, a volte anche da noi stessi”.

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