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Cantieri

Il design d’interni di Fincantieri approda nelle navi da diporto con Operae Interiors

I cantieri Sanlorenzo e Baglietto sono già tra i clienti della società, che punta a un fatturato di circa 15 milioni in questo segmento entro il 2028

di FRANCESCA MARCHESI
21 Marzo 2024
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Milano  – Valorizzare il patrimonio di competenze e rapporti con i fornitori maturato negli anni da Fincantieri nell’interior design per navi da crociera, portandolo nel vicino ambito della nautica e ‘a terra’, ovvero per progetti relativi a hotel, ville, negozi e uffici, tutti della fascia del lusso.

Questa l’ambizione dietro il lancio di Operae Interiors, spin off della divisione Marine Interiors del gruppo navalmeccanico, alla quale resterà l’esclusiva dell’attività sulle ‘navi bianche’ e che della nuova realtà detiene l’85%. Il restante 15% della joint venture fa invece capo a Aam Srl, società costituita ad hoc da tre soci privati provenienti dall’ambito civile, che a Operae hanno portato in dote relazioni ed esperienze relative alla ‘terraferma’.

Già attiva in sordina da circa tre anni – con progetti curati in particolare per Sanlorenzo e Baglietto  – Operae Interiors è stata presentata ufficialmente oggi con un evento organizzato negli uffici di Milano di Fincantieri, in cui sono stati delineati anche gli obiettivi per i prossimi anni.
Se il 2024 si chiuderà con ricavi complessivi per 13 milioni di euro circa, la previsione è di arrivare già a 50 milioni nel 2028, contando su un mercato che per tutti gli ambiti citati è visto come molto florido. “Il nostro ambito è quello dell’arredamento contract” ha spiegato l’amministratore delegato Davide Biddiri. “Esiste una nicchia di mercato potenziale del valore di 20 miliardi di euro, relativo a progetti di lusso come boutique, ville private, ristoranti e hotel e yacht”. Operae Interiors al momento ha già all’attivo, a terra, la realizzazione di uffici, boutique (per Marni, a Parigi), ristoranti (il Bauscia, in centro a Milano) e spazi per l’hospitality (anche al Cern di Ginevra). Circa un terzo del volume d’affari stimato per l’anno in corso e per quelli futuri arriva e continuerà però ad arrivare da progetti per la nautica (cinque per Baglietto, uno per Sanlorenzo, più un refit per Benetti nel 2024), segmento in cui la società guarda nello specifico a unità “full custom, dai 40 metri in su”, ha chiarito Biddiri.

La proposta di Operae Interiors, ha spiegato ancora il suo ad, si caratterizza per l’offerta di soluzioni ‘chiavi in mano’ ed end-to-end, includendo pianificazione, progettazione esecutiva, realizzazione e post-vendita e coprendo ambiti quali falegnameria, vetreria, rivestimenti, superfici, imbottiti e illuminazione. Una offerta che la società, che non dispone di capacità di produzione propria, soddisfa affidandosi ai circa 500 (in aumento) fornitori, perlopiù Pmi italiane (il 90% circa secondo l’ad), con una forte rappresentanza (75% circa) di quelle del Nord Est.  Dalla sua, la controllata di Marine Interiors ha comunque, ad oggi, quattro sedi in Italia: un ufficio a Milano, un altro a La Spezia per i progetti con i cantieri nautici seguiti finora, una a Treviso, in una zona dove sono di base molti dei suoi fornitori, e infine una a Ronchi dei Legionari, dotata di un’area da 2.500 metri quadrati per i mock up, ovvero allestimenti di prova da sottoporre ai clienti, perlopiù costituiti da studi di architettura o uffici procurement di cantieri. Lo staff, allo stato attuale, conta invece 30 persone.

Contando sulla forza del Made In Italy e sulle ‘spalle larghe’ di un socio di maggioranza quale appunto Fincantieri, Operae Interiors, come visto, punta a crescere di molto già nell’arco dei prossimi quattro anni. “Nella nautica, un prossimo obiettivo sarà quello di allargarci dal mercato di La Spezia a quello delle Marche” ha spiegato a margine dell’evento il Business Development Manager Alberto Tomé. “Abbiamo interlocuzioni in corso ad esempio con Palumbo, Ferretti e Tankoa”. Puntando lo sguardo più in là nel tempo, l’orizzonte potrà invece essere quello del Nord Europa. “Si tratta di un mercato che offre marginalità maggiori – ha aggiunto al riguardo Biddiri – ma per il quale il non avere capacità di produzione propria può rappresentare un limite. Considereremo quindi a quel punto la possibilità di avviare delle joint venture con dei fornitori”.

 

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