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Aggiudicati all’Ati tra F.lli Neri e Gestione Bacini quasi 47 mila metri quadrati di aree nel porto di Livorno

Si concretizza il primo passo dell’ente verso la realizzazione di una grande area per la costruzione di maxi yacht. Il disaccordo del cantiere Lorenzoni

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
4 Luglio 2024
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Sono stati assegnati dall’AdSP del Mar Tirreno Settentrionale, in data 1° luglio e con quattro diversi atti, circa 47 mila metri quadrati di aree portuali che insistono nel porto livornese tra la Darsena Calafati e la Darsena Pisa, ad un’Ati costituita da F.lli Neri S.p.A e Gestione Bacini S.p.A..

Le due società riunite si sono sostanzialmente riaggiudicate gli spazi che già avevano in concessione (complessivi 35.549 mq circa di cui 12.700 Gestione Bacini e 22.849 F.lli Neri) più ulteriori 11.400 mq circa, dove operano due cantieri storici: il cantiere Romoli (3.000 mq di cui per fabbricati 1303 mq e per specchio acqueo di 78 mq) attualmente impegnato nella costruzione di imbarcazioni da pesca in legno, e il cantiere Montano (8.400 metri quadri, di cui 1.619 adibiti a fabbricati quali officine e magazzini e 3515 di specchio acqueo) attivo in riparazioni e rimessaggi; per quest’ultima area, come anticipato da SHIPPING ITALY, la F.lli Neri aveva presentato nel gennaio 2022 istanza per il rilascio di concessione demaniale per realizzarvi un cantiere per la manutenzione, riparazione e refitting navale in conto proprio e di terzi.

Le scadenze delle nuove quattro concessioni sono al 30/06/2026, data pressoché coincidente con la scadenza a fine 2026 della quinta area che si trova esattamente in mezzo alle altre quattro, attualmente in concessione alla Lorenzoni Luigi e Fratelli, azienda di riparazioni e manutenzioni di imbarcazioni fino a 30 metri. I quattro lotti saranno a disposizione dell’Ati entro il mese di settembre.

Quanto sopra in linea quindi con il progetto ipotizzato dall’AdSP relativamente alla realizzazione, nell’area in questione, di un grande polo di costruzione di maxy yacht; progetto che vedrebbe il suo avvio concreto a fine 2026. L’ente labronico, forte di uno studio commissionato a Rina Consulting, ritiene infatti che tutta l’area in questione (oltre 53 mila metri quadrati) debba essere indirizzata verso l’attività di costruzione di maxy yacht per l’assai maggiore redditività e conseguente offerta di lavoro che consentirebbe rispetto a quella oggi complessivamente raggiunta dalle attività delle cinque imprese che vi lavorano. Tradotto in numeri: le imprese insediate fatturano annualmente circa 12 milioni di euro ed impiegano meno di 50 persone mentre, nell’ipotesi più riduttiva, la nuova configurazione arriverebbe a 26 milioni di euro annui di fatturato con 148 persone impiegate (oltretutto con stipendi lordi di circa 52 mila euro, pari a circa il doppio di quelli attuali).

L’ipotesi “alta” dello studio Rina, che prevede maggiori spazi a disposizione, stima invece un fatturato annuo fra i 79 e gli 81 milioni di euro e 442-484 occupati, oltre a sinergie con altre attività che verrebbero mantenute nell’area – quali quelle di alcune officine e servizi per Olt e Castalia – che consentirebbero di raggiungere i 17 milioni di euro di redditività e occupazione per 90 unità.

Il piano industriale presentato dall’Ati, risultato vincente, andrà a soddisfare le esigenze dell’AdSP e quelle già conosciute della Gestione Bacini S.p.A. attivo come terzista nella costruzione di superyacht per Benetti e Sanlorenzo, che da tempo chiedeva un aiuto alle autorità locali per ottenere più spazi visto il consistente aumento della portata del lavoro.

Di altro tenore invece lo stato d’animo del cantiere Lorenzoni, già pronunciatosi tempo addietro in disappunto con la visione dell’ente portuale. Il cantiere attivo nella costruzione e riparazione navale – che proprio in questi giorni ha comunicato la sua piena operatività grazie all’avvenuto completamento dei lavori alla banchina e alla realizzazione della nuova vasca -, si era infatti detto intenzionato a contrastare l’impostazione dell’ente, anche per vie legali, poiché non d’accordo per diverse ragioni – fra le quali la tempistica della decisione presa, ritenuta troppo breve, e gli ingenti investimenti già effettuati nell’area sia dall’ente che dalla stessa azienda – inoltre, nutrendo dubbi sulla validità dello studio Rina Consulting, ha commissionato l’elaborazione di uno studio per dare sostegno alle sue tesi.

C.G.

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