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Santi (Federagenti) e Robba (Assiterminal) dicono no ai porti Spa

Il presidente uscente degli agenti marittimi boccia il tentativo del Governo di far cassa con gli scali e l’ex dirigente dei terminalisti portuali sostiene la natura pubblica di governo delle banchine

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
6 Settembre 2024
Stampa
Porto Marghera veduta aerea

“Mi rifiuto di pensare che si possa anche solo ipotizzare una ben definita ‘privatizzazione’ dei porti con il solo scopo di fare cassa”.

È con una bocciatura netta che Alessandro Santi, presidente della Federazione italiana agenti marittimi (Federagenti), entra nel dibattito estivo sulla nauta degli scali, innestato dai rumor sulla presunta intenzione del Governo di creare una o più società di capitali da piazzare sul mercato: “I porti italiani (con tutti i loro difetti) e l’Italia meritano qualcosa di più in termini di politica e di strategia di sviluppo e deve essere affermata con chiarezza quale sia la strategia nonché gli obiettivi alla base di questo progetto, se di questo si tratta, di privatizzazione”.

Secondo Santi, prima di pensare a una privatizzazione sarebbe indispensabile procedere per gradi e realizzare l’ultima riforma portuale. “Oggi si torna parlare, e su questo ci trova concordi, di un soggetto centrale, in grado di progettare gli interventi nei singoli porti nell’ambito di una pianificazione e di una strategia nazionale. Si torna a parlare, o forse è giusto dire si tornerebbe a parlare, di una holding portuale nella quale, in teoria, dovrebbero entrare i soggetti privati, oppure, più credibilmente, di una trasformazione in Spa di alcune Adsp, previa acquisizione di azioni del sistema portuale italiano da parte di soggetti privati”.

“Ma gli interrogativi senza risposte prevalgono, come a titolo di esempio quello relativo al rapporto fra un Ente centrale dei porti, una holding, e i numerosi soggetti privati che già gestiscono in concessione importanti terminal nei singoli porti, ingenerando potenziali conflitti di interesse; inoltre, l’eterogeneità dei sistemi portuali genererebbe problemi di potenziale emarginazione di un apprezzabile numero di porti (e delle Autorità che li governano) che oggi svolgono comunque funzioni anche territoriali importanti. L’Italia è un Paese dove il tanto agognato sistema di regolazione fatica a prendere corpo con il rischio di compiere un salto in avanti senza aver preventivamente definito e costruito le basi per attuarlo. Risulta per altro difficilmente applicabile la comparazione con il modello aeroportuale, comunque basato su concessioni, ma con effetti territoriali ed economici molto meno complessi e profondi di quanto non accada con i porti”.

Altrettanto netto l’auspicio finale: “Detto che ritengo che le infrastrutture strategiche del Paese debbano essere sotto controllo pubblico e che per altro le privatizzazioni non hanno mai prodotto in Italia risultati entusiasmanti, il concetto del “prendi i soldi e scappa” svendendo quote della portualità, senza una precisa analisi sugli effetti economici e sociali di tale scelta, a mio parere ha scarsa credibilità e spero e credo che le troppe voci circolate su questo presunto progetto di efficientamento siano preventivamente oggetto di analisi per evitare ulteriori perdite di tempo”.

Anche un manager di lungo corso come Luigi Robba, ex direttore di Assiterminal e oggi consulente dell’associazione terminalistica non è convinto dalla rivoluzione Spa: “La costituzione di un ente nazionale, partecipato anche da Regioni e enti pubblici locali, in grado di coordinare in generale la portualità e le Adsp, senza duplicazioni di competenze con Ministeri ed altri soggetti pubblici nazionali, può essere una novità significativa, orientata pure ad evitare gli errori del passato nelle pianificazioni portuali. Non ravviso invece producente la eventuale trasformazione delle Adsp in Spa, ancorché’ a capitale interamente pubblico”.

Per Robba l’assetto portuale italiano avrebbe bisogno di “pochi ritocchi” per garantire migliori risultati: “e nel frattempo sarebbe opportuno potenziare, con mirati e qualificati ‘inserimenti esterni’, gli uffici del Mit preposti a seguire materie e problematiche della portualità e dello shipping. Si dovrebbe nel contempo fare funzionare compiutamente, in ossequio al disposto art.11 ter l.84/94, la conferenza nazionale di coordinamento delle Adsp, invitando alle riunioni i rappresentanti delle associazioni datoriali e sindacali nazionali più rappresentative nel settore portuale e marittimo”.

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