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Il potenziamento del rigassificatore di Panigaglia frenato da un parere della Regione Liguria

Approssimativo e carente il progetto di dragaggio di Gnl Italia volto a consentire l’arrivo delle megametaniere all’impianto spezzino. Incognite sul progetto di truckloading

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
12 Settembre 2024
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Panigaglia dragaggio

Il progetto di Gnl Italia per il potenziamento del rigassificatore di Panigaglia, volto ad espandere la capacità di rigassificazione e a consentire l’arrivo di metaniere di maggiori dimensioni, è da rivedere.

Lo hanno messo nero su bianco gli uffici tecnici della Regione Liguria, nell’ambito dell’istruttoria della Commissione tecnica di Valutazione di impatto ambientale del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica. Che la società controllata da Snam aveva avviato, con l’obiettivo di mantenere il parere positivo di Via ottenuto nel 2010 (all’epoca non soggetti a scadenza) per un progetto di ampliamento analogo, secondo l’azienda, a livelli di impatto, ma poi non implementato per il mutare dello scenario di mercato degli anni successivi.

Differente, però, sembra la valutazione da parte degli uffici regionali, che in particolare, pur rimarcando come il progetto di dragaggio di oltre 1,9 milioni di metri cubi di fondale sia rimasto il medesimo, hanno evidenziato che nel frattempo la normativa è stata affinata, col decreto ministeriale 173 del 2016: “Rispetto al progetto autorizzato con DM 569/2010, si ritiene che la previsione del dragare di circa 1.900.000 metri cubi di sedimenti marini assume un ruolo innovativo e da rivalutare, sotto il profilo della fattibilità tecnico-economico-ambientale, alla luce del mutato quadro normativo”.

In particolare, eccepisce la Regione Liguria, “vengono citate fra le possibili soluzioni lo smaltimento come rifiuto, il riutilizzo in vasca di comata, l’immersione deliberata in mare, il riutilizzo in ambito marino costiero come materiale da ripascimento”, ma “nessuna di queste ipotesi viene discussa a livello progettuale: non viene trattata la fattibilità tecnico-economica dello smaltimento; non viene individuata e caratterizzata alcuna vasca di colmata in progetto o in costruzione; non viene individuata e caratterizzata alcuna area di immersione deliberata in mare; non viene individuato e caratterizzato alcun progetto di ripascimento”.

Cosa che rende impossibile una valutazione compiuta del progetto, che rivela, però, altri punti deboli come evidenzia il giudizio di sintesi: “La caratterizzazione ambientale dei sedimenti ai sensi del citato decreto viene demandata ad una fase successiva, come anche la scelta operativa delle soluzioni di gestione, non consentendo di fatto la valutazione delle ricadute ambientali della gestione dei sedimenti dragati, tanto più che: nello Spa (Studio preliminare ambientale) si assume che dalle risultanze analitiche derivanti dalla realizzazione del piano di caratterizzazione dell’area marina (SI Sviluppo Italia, 2004; ICRAM, 2005) circa 500.000 m3 dei dragaggi complessivi sono sedimenti contaminati, stima che non si ritiene rappresentativa della situazione attuale in quanto risalente al 2005 e ad un contesto normativo differente; le modalità di scavo, trasporto ed immersione, qualunque sia soluzione gestionale, dovranno essere rivalutate ed adeguatamente descritte rispetto agli obiettivi di tutela dei corpi idrici marino costieri interessati, delle biocenosi di pregio ed alle aree marine aspecifica destinazione d’uso”. Inoltre, “al di là di un assenso generale sull’approccio metodologico utilizzato dal proponente, è emerso che gli aspetti operativi del Piano di monitoraggio ambientale risultano non sufficientemente approfonditi e carenti.

Ma non è tutto, perché “per la matrice aria non risulta chiaro se siano stati considerati gli effetti cumulativi del progetto Caricamento Gnl su autobotti/isocontainer” e sono state rilevate carenze sulla previsione di recettori”, mentre “ai fini della valutazione degli effetti derivanti dalla vulnerabilità del progetto a rischio di gravi incidenti o calamità pertinenti il progetto occorre che venga concluso l’esame avviato dal Ctr (Comitato tecnico regionale) competente al rilascio del Nulla Osta di Fattibilità”.

A.M.

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