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L’imbarco sulle barge ex Ilva ferme va annotato regolarmente

L’Unione Marittimi spiega come la Capitaneria di Taranto abbia fatto luce sul contratto di comandata applicato de facto ai lavoratori di Adi Servizi Marittimi

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
12 Febbraio 2025
Stampa
Megrez and Kokhab (ILVA) at Cornigliano in Genoa port NC 067

Il “contratto di comandata” garantisce al marittimo sottoscrittore il mantenimento dell’iscrizione nelle matricole della gente di mare e per questo deve essere annotato sul libretto di navigazione e sul ruolo/ruolino equipaggio della nave come ogni contratto di arruolamento.

È questo in sintesi quanto avrebbe stabilito la Capitaneria di porto in base all’Unione Marittimi, che l’aveva interpellata affinché chiarisse le modalità attraverso le quali si applica correttamente il “contratto di comandata” a riguardo di quanto rappresentato dai marittimi imbarcati sulle barge Kochab, Megrez, Merak, Polaris Vega I, Sirio I Ceti e Tauri e in servizio sulle navi Corona Boreale e Corona Australe, tutte ormeggiate nel porto di Taranto, di proprietà dell’ex Ilva, oggi gestite dalla società Adi Servizi Marittimi (attualmente in amministrazione straordinaria), che di fatto sono chiamati ad operare in “comandata”  senza che ciò sia stato registrato sul libretto di navigazione ed in assenza del previsto contratto di arruolamento.

“Nella nota ufficiale, datata 05.02.25, la Capitaneria di Porto della città jonica, nell’espressa condivisione della propria linea interpretativa da parte della competente Direzione Generale per il mare, il trasporto marittimo e per vie d’acqua interne del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e del Comando generale del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera, ha evidenziato che l’imbarco in regime di comandata è da ritenersi equiparato integralmente all’imbarco effettuato dal marittimo, quindi, rientrando nel ‘genus’ dell’arruolamento e, pertanto, come tale sottoposto ad annotazione obbligatoria da parte dell’Autorità Marittima” ha spiegato una nota di Unione Marittimi, evidenziando come i lavoratori hanno riferito di aver svolto non solo il servizio di guardia ma spesso anche attività di riparazione e manutenzione e di essere stati impiegati in operazioni connesse all’approntamento delle dotazioni e delle provviste.

“Quanto ribadito dalla Capitaneria di Porto, è la conferma che il contratto dei marittimi delle barge ormeggiate nel porto di Taranto non sono stati stipulati con le modalità e le forme prescritte dal Codice della navigazione. Alle spalle di questo risultato c’è l’impegno dell’Unione Marittimi, che naturalmente seguirà costantemente l’evolversi della vicenda, ed interverrà presso tutte le Autorità competenti per la tutela dei diritti del personale marittimo impiegato in comandata” ha aggiunto Vincenzo Bellomo, presidente di Unione Marittimi.

La nota della Capitaneria di Porto di Taranto chiarisce inoltre che la “annotazione sul libretto di navigazione e sul ruolo/ruolino equipaggio della nave comporta che i periodi di imbarco effettuati in regime di comandata non possano essere computati come periodo di navigazione utile al conseguimento di titoli, qualifiche e certificati Imo-Stcw, permanendo, invece, la necessità del solo computo per il mantenimento dell’iscrizione nelle matricole della gente di mare”.

“Un risultato importante per i marittimi impiegati sulle barge nel porto di Taranto, un passo fondamentale per garantire sicurezza e tutela dei lavoratori a bordo. Con questa misura, sarà possibile monitorare con maggiore precisione le ore di servizio e migliorare le condizioni lavorative degli operatori marittimi” ha rivendicato anche una nota di Filt Cgil, Fit Cisl e Uiltrasporti, sottolineando il “costante impegno e il lavoro di squadra” portato a compimento per un “risultato possibile solo grazie al costante confronto tra Capitaneria di Porto Organizzazioni Sindacali Confederali e azienda, che ha portato alla sottoscrizione di tabelle d’armamento per le barge, permettendo da oggi di annotare sul libretto di navigazione dei marittimi, il periodo di lavoro di comandata. Ma il nostro impegno non si ferma qui: continueremo a incalzare l’azienda per risolvere i numerosi problemi ancora in sospeso”.

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