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Bedeschi salvata dall’ingresso di Invitalia e da un aumento di capitale da 20 milioni

Archiviata la composizione negoziata della crisi scoppiata a seguito delle commesse perse e dei costi lievitati dopo la guerra in Ucraina e per un ordine in Texas

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
22 Febbraio 2025
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Bedeschi impianto project cargo

Bedeschi, azienda padovana specializzata nella progettazione e costruzione di gru portuali e macchinari per la movimentazione di merci alla rinfusa, esce dalla crisi finanziaria in cui è rimasta coinvolta archiviando la composizione negoziata avviata nel recente passato.

È stata la stessa Bedeschi ad annunciare l’ingresso di Invitalia, in qualità di gestore del Fondo Salvaguardia Imprese del Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy), con una quota azionaria di minoranza (grazie a un aumento di capitale da 20 milioni di euro). “Un passo strategico che rafforza il nostro piano industriale e le prospettive di sviluppo” si legge in una nota dell’azienda. Che poi aggiunge: “Dopo un biennio complesso a causa di fattori esogeni, il 2024 si è chiuso in linea con gli obiettivi, dimostrando la solidità del nostro percorso. L’investimento di Invitalia conferma la fiducia nel nostro business plan e ci permette di accelerare l’attuazione della strategia, investendo in innovazione e internazionalizzazione”.

Bedeschi rivolge un ringraziamento per il supporto a tutti gli stakeholder, fornitori, banche e Sace in particolare. Un ringraziamento anche a Banca Finint che ha agito in qualità di advisor finanziario della società, allo studio legale Grimaldi Alliance che ha supportato la Società per gli aspetti legali e allo Studio Legale Molinari che ha assistito il ceto bancario.
“L’arrivo di un socio istituzionale e il continuo supporto dei nostri clienti è la conferma del valore di quanto fatto finora e della validità del nostro piano industriale. Ora possiamo guardare con fiducia ad una nuova fase di sviluppo capace di generare ancora più valore per tutti i nostri stakeholders” le parole dell’amministratore delegato Rino Bedeschi.

A pesare sui conti dell’azienda veneta era stato un mix tra aumenti dei costi in uscita dalla pandemia e contraccolpi della guerra in Ucraina. Il conflitto aveva imposto all’azienda l’uscita in cinque mesi dalla Russia, con il taglio di commesse per 40 milioni di euro e di nuovi contratti appena firmati per altri 30. Per questa ragione era andato in fumo il 30% del fatturato.

A ciò si aggiunsero contenziosi sull’aumento dei costi di una gigantesca gru di scarico materiali per un’acciaieria in Texas, realizzata da un subappaltatore, con perdite per oltre 10 milioni di euro. Contraccolpi riflessisi, nel bilancio 2022, in un valore della produzione sceso del 25%, da 179 a 133 milioni di euro, e perdite finali per 18 milioni. Il salvataggio è avvenuto come detto grazie a un aumento di capitale da 20 milioni, di cui 10 già anticipati dalla proprietà e altri 9,8 iniettati da Invitalia, che ha dato il via ad un nuovo assetto di governo della società con la famiglia Bedeschi al 51% e Invitalia al 49%, Rino Bedeschi confermato amministratore delegato e l’ingresso di due rappresentanti della società del ministero dell’Economia per l’attrazione e lo sviluppo delle imprese in un consiglio di amministrazione a cinque membri.

“L’ingresso di Invitalia è avvenuto sulla base di un convincente business plan al 2029 e ha sostenuto l’accordo con banche e fornitori, creditori che avranno restituzioni abbondantemente superiori al 60%” ha spiegato Rino Bedeschi secondo quanto riportato dal Corriere del Veneto. “Il nostro momento di difficoltà era stato determinato in buona sostanza da fattori esogeni. La cosa positiva è che fornitori e banche che hanno sostenuto i sacrifici hanno continuato a seguirci, così com’è stato decisivo il supporto di Sace. E anche il portafoglio delle commesse è oggi molto positivo: abbiamo in casa ordini per 18 mesi di fatturato, in linea con le previsioni del piano industriale, e stanno arrivando i risultati degli investimenti compiuti con l’apertura delle filiali in Australia e in Germania”. Qui l’azienda padovana, quartier generale a Limena, aveva colto l’occasione di inserirsi in un mercato dove aveva chiuso il settore concorrente del colosso dell’acciaio Thyssen Krupp, di cui Bedeschi aveva raccolto buona parte del personale e del know how.

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