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L’amministrazione Trump fa tremare anche le navi battenti bandiera di Panama

Un Order of Investigation appena avviato dalla Federal Maritime Commission mette nel mirino il registro navale centroamericano e sette vie d’acqua considerate strategiche

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
18 Marzo 2025
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Non solo il canale di Panama ma anche le navi battenti bandiera panamense rischiano di finire nel mirino degli Stati Uniti.

Lo si evince chiaramente dall’Order of Investigation Into Transit Constraints at International Maritime Chokepoints (Ordine di indagine sulle limitazioni di transito nei punti di strozzatura marittimi internazionali) avviato nei giorni scorsi dalla Federal Maritime Commission statunitense che ha così avviato un’indagine sulle limitazioni al transito nei punti critici marittimi internazionali con particolare riferimento agli effetti delle leggi, dei regolamenti o delle pratiche di governi stranieri, nonché per efeftto delle pratiche messe in atto dai proprietari o dagli operatori di navi battenti bandiera estera. Il tutto con il consueto obiettivo sabndierato dal presidente Donald Trump di rendere maggiore competitiva l’economia e l’industria locale nordamericana. Il termine posto per presentare commenti e osservazioni sulla materia è il 13 maggio 2025.

Nell’introduzione si legge che, “sulla base delle informazioni disponibili, sembra che vi siano limitazioni sui transiti attraverso la Manica, lo Stretto di Malacca, il Passaggio nel Mare del Nord, lo Stretto di Singapore, il Canale di Panama, lo Stretto di Gibilterra e il Canale di Suez” e queste criticità “potrebbero aver creato condizioni di trasporto via mare che richiedono un’attenta considerazione da parte della Federal Maritime Commission (Commissione) in relazione alla determinazione delle sue politiche e all’esecuzione dei suoi doveri”.

La Fmc nelle prime righe ricorda di avere “un mandato statutario per monitorare e valutare le condizioni che influenzano la spedizione nel commercio estero degli Stati Uniti”. In partticolare la sezione 42101(a) stabilisce che la Commissione “dovrà prescrivere regolamenti che influenzano la spedizione nel commercio estero… per adattare o soddisfare condizioni generali o speciali sfavorevoli alla spedizione nel commercio estero”, quando tali condizioni sono il risultato di leggi o regolamenti di un paese straniero o di “metodi competitivi, pratiche di determinazione dei prezzi o altre pratiche” utilizzati dai proprietari, operatori o agenti di “navi di un paese straniero”.

Per ciò che concerne lo Stretto di Gibilterra, “largo appena otto miglia – scrive la Fmc – è una delle rotte di navigazione più trafficate del mondo, con traffico intenso e spazio limitato per grandi imbarcazioni, aumentando il rischio di collisioni, congestione e ritardi, soprattutto durante i periodi di punta. Le sfide alla navigazione come forti correnti, venti e nebbia complicano ulteriormente il passaggio, mentre i rischi ambientali come fuoriuscite di petrolio e inquinamento, insieme a rigide normative, creano ulteriori vincoli. Le tensioni geopolitiche tra Spagna, Marocco e le questioni relative allo status di Gibilterra, insieme alla pirateria e al contrabbando, contribuiscono a preoccupazioni per la sicurezza e potenziali interruzioni nella regione”.

E’ invece, come già noto, il Canale di Panama la via d’acqua sulla quale si concentrano le maggiori attenzioni dell’amministrazione Trump. Nel documento della Federal Maritime Commission si legge: “Sebbene il Canale di Panama abbia subito una notevole espansione nel 2016 con l’aggiunta di una terza serie di chiuse per ospitare le navi ‘New Panamax’, deve ancora far fronte a significative limitazioni di capacità e non può ospitare le navi più grandi, come le navi portacontainer ultra-large. Durante i periodi di elevata domanda, la congestione porta a ritardi, causando costose interruzioni alle catene di approvvigionamento globali. […] Il Canale di Panama ha anche una notevole importanza geopolitica, cruciale per gli interessi degli Stati Uniti. L’instabilità politica o le interruzioni nel suo funzionamento potrebbero avere conseguenze di vasta portata”. 

L’Order of Investigation evidenzia infine che “Il registro navale di Panama è uno dei più grandi registri navali al mondo, con oltre 8.000 imbarcazioni registrate sotto bandiera panamense. Le misure correttive che la Commissione può adottare nell’emanare regolamenti per affrontare condizioni sfavorevoli alla spedizione nel commercio estero degli Stati Uniti includono il rifiuto di ingresso nei porti degli Stati Uniti da parte di imbarcazioni registrate in paesi responsabili della creazione di condizioni sfavorevoli”. Il messaggio rivolto al Governo di Panama dunque, nemmeno troppo implicito, è quello che gli Stati Uniti se vogliono possono impedire l’accesso ai propri porti alle navi iscritte e battenti la bandiera del Paese centroamericano inducendo gli armatori dunque a cambiare registro. Un’ipotesi che colpirebbe profondamente molte shipping company internazionali, a partire dalla prima al mondo nel settore container, ovvero Msc, che storicamente ha sempre scelto la bandiera di Panama per le proprie navi cargo portacontainer.

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