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A Ischia sequestrate due navi di Traspemar

Arrestato l’armatore Angelo Marrazzo con le accuse di estorsione e concorrenza illecita aggravate dalla modalità mafiosa. Allarme sul trasporto rifiuti in alta stagione

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
9 Giugno 2025
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Giuseppina Prima Traspemar

Un’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia e condotta da Polizia di Stato e Guardia Costiera sull’isola d’Ischia, a Casamicciola Terme, ha portato al sequestro di due navi di proprietà di Traspemar, la Giuseppina Prima e la Don Angelo, che attualmente era noleggiata per un servizio di trasporto marittimo di rifiuti alle isole Eolie, della compagnia di navigazione Traspemar.

Giuseppina Prima è abitualmente utilizzata per il trasporto marittimo dei rifiuti dalle isole di Ischia e Procida alla terraferma. Tanto che il sindaco di Casamicciola Terme, Giosi Ferrandino, ha lanciato un grido d’allarme al Prefetto di Napoli, parlando di “serio rischio sanitario” e “grave emergenza” dovuta all’interruzione del servizio essenziale di trasporto dei rifiuti solidi urbani verso la terraferma. Allarme condiviso dal consorzio di autotrasportatori dell’area, New Atac, che sta valutando come interfacciarsi con le istituzioni per l’implementazione di un’alternativa, dal momento che non sarebbe sufficiente il servizio aggiuntivo predisposto da Medmar in risposta alle richieste del Commissario Straordinario per la ricostruzione post-sisma.

Sull’operazione della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli al momento c’è il riserbo: secondo indiscrezioni, tuttavia, gli inquirenti indagherebbero su un presunto traffico illecito di rifiuti e merci pericolose e sullo smaltimento del fango della alluvione di Casamicciola del 2022 e sui materiali di risulta delle demolizioni degli edifici terremotati del 2017. Angelo Marrazzo, l’imprenditore la cui famiglia risulta proprietaria della compagnia di navigazione Traspemar, è stato arrestato ed attualmente si trova agli arresti domiciliari. Marrazzo è accusato di estorsione e concorrenza illecita aggravate dalla modalità mafiosa.

Secondo quanto riportato da Fanpage, che parrebbe aver letto almeno in parte l’ordinanza, a far partire le indagini sarebbe stato proprio un autotrasportatore minacciato, che ha riferito di essere stato obbligato a rivolgersi a quella ditta, formalmente amministrata dalla nuora di Marrazzo, usando le sue navi per effettuare il trasferimento di un carico di rifiuti infiammabili, speciali e rottami sulle tratte Napoli-Pozzuoli-Ischia e Procida-Pozzuoli.

L’autotrasportatore avrebbe raccontato dei toni in cui gli era stata illustrata la situazione da Marrazzo: “Io non vi faccio più lavorare, la gestione dei rifiuti sull’isola è dei Moccia (clan camorristico di Afragola, ndr) e pertanto o vi rivolgete a noi alle nostre condizioni o non lavorate: a Ischia comando io, il re dei rifiuti sono io”. Marrazzo avrebbe anche minacciato delle conseguenze, nel caso si fosse rifiutato: “Ti faccio sequestrare i camion con i rifiuti e il deposito”; “Ti faccio sanzionare dalle capitanerie di porto o dalla polizia municipale”, “non ti faccio lavorare più”. L’uomo avrebbe seguito quelle regole per otto anni, pagando 250 euro (170 all’andata e 80 al ritorno, anche senza usufruire del rientro) per ogni trasporto.

Nel 2019, quando si sarebbe rifiutato di pagare, l’imprenditore avrebbe subìto un controllo con conseguente sanzione, sospensione della patente e sequestro del camion. Nel corso delle indagini sono stati individuati diversi imprenditori, una decina, che sarebbero finiti sotto ricatto; sono stati tutti convocati e ascoltati dalla polizia giudiziaria. Alcuni hanno riferito situazioni analoghe: quando aveva deciso di rivolgersi ad un’altra compagnia per i trasferimenti di rifiuti, erano arrivati controlli e fermi. Secondo le testimonianze menzionate da Fanpage Marrazzo avrebbe infatti utilizzato una sorta di “dossieraggio”, con video e foto, per documentare eventuali irregolarità negli imbarchi e sbarchi, tenendo quel materiale da parte per consegnarlo alle autorità competenti quando qualcuno rifiutava di pagare.

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