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Al via il maxi dragaggio per la nuova diga di Genova

L’intervento sarà meno massiccio di quanto inizialmente previsto ma consentirà comunque di approfondire i fondali delle banchine commerciali di Sampierdarena in parte a -17 e in parte a -18,5 metri

di Andrea Moizo
22 Luglio 2025
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Dragaggio diga ge

Dopo la prima piccola (65mila metri cubi) porzione in avamporto, nei prossimi giorni partirà il dragaggio vero e proprio legato ai lavori di realizzazione della nuova diga foranea del porto di Genova.

Lo si apprende da un’ordinanza della locale Capitaneria di Porto che accoglie la richiesta “di Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Occidentale, con la quale chiede emissione di provvedimento per l’esecuzione di attività di dragaggio nella zona dell’avamporto dell’imboccatura di Levante del porto di Genova (Zona A) e Canale di Sampierdarena del porto di Genova (Zona B) e successivo riempimento dei cassoni, comunicando che le attività in parola verranno eseguite dalla società Fincosit Srl e Fiom (Fincantieri infrastructures opere marittime, ndr) Spa per conto del consorzio Pergenova Breakwater”.

L’ordinanza vale fino a tutto dicembre e spiega che i lavori saranno eseguiti con “utilizzo dei mezzi nautici denominati M/N Annamaria Zeta e San Luca Primo” e “con sistema di turnazione, al fine di coprire un totale di 18 ore lavorative distribuite su arco temporale di 24 ore a seconda di esigenze operative e delle condizioni ambientali”. Come già raccontato da SHIPPING ITALY, il dragaggio sarà meno massiccio (circa 400mila metri cubi) di quanto inizialmente previsto, ma consentirà comunque di approfondire i fondali delle banchine commerciali di Sampierdarena in parte a -17 metri, in parte a -18,5 metri.

Citato naturalmente dall’ordinanza il decreto del commissario straordinario all’opera (Marco Bucci) con cui, in ossequio al Decreto ambientale dello scorso autunno, è stato approvato pochi giorni fa l’aggiornamento del Piano di gestione dei materiali e autorizzato da Bucci stesso, in deroga alla legge ordinaria, lo sversamento dei materiali. In proposito, parere favorevole da parte di Arpal, ferma restando la prescrizione che “le modalità operative presso le celle unitarie di campionamento ove sono presenti sedimenti di classe E dovranno essere adeguate ed efficaci per evitare la dispersione di tali sedimenti, che comunque non dovranno essere utilizzati per il riempimento dei cassoni”.

Una prescrizione da assolversi in corso d’opera, mentre più spinosa appare quella che l’Agenzia per la protezione regionale dell’ambiente ha rilasciato per il resto del materiale (ghiaia e pietrame per colonne, scanni e berme), lamentando la carente documentazione prodotta da un fornitore a riguardo di 77 siti di provenienza su 140. Per lo sversamento il Decreto, che in proposito ricalca il Testo unico ambientale del 2006, prescrive la dimostrazione della compatibilità/innocuità ambientale di inerti e materiali geologici inorganici. Dimostrazione che avviene in primis attraverso l’attestazione documentale della tracciabilità di tali materiali.

La richiesta di “acquisire tutti gli elementi e contenuti obbligatori del Piano ai sensi dell’art. 5 del D.L. 153/2024 convertito con L. 191/2024, ed in particolare che il sistema di tracciabilità dichiarato e utilizzato per il materiale proveniente dalle 63 cave contenute (…) venga assicurato per tutti i siti produttori” non era però, secondo il vice di Bucci, il subcommissario Carlo De Simone, una prescrizione da ottemperarsi per l’adozione del Piano, ma solo per i lavori: “La documentazione richiesta è riferita esclusivamente alle attività relative alle sole opere oggetto della Variante di layout, la cui esecuzione non è ancora stata avviata. Pertanto, la prescrizione sarà regolarmente ottemperata prima dell’avvio delle suddette lavorazioni”.

Il parere e la prescrizione riguardano però tutto il Piano, che, peraltro, redatto a fine maggio, evidenzia come parte del materiale fornito dal produttore documentalmente carente (San Colombano Costruzioni) sia già stato usato nel secondo trimestre 2025. Ma De Simone sembra contestare a monte le valutazioni di Arpal: “La tracciabilità dei materiali provenienti da cave rappresenta un obbligo di legge, adempiuto attraverso la produzione della relativa documentazione, costantemente sottoposta alla supervisione e verifica della Direzione Lavori del cantiere. Tale tracciabilità è garantita anche per le attività attualmente in corso di esecuzione. Si precisa, infatti, che tutte le cave che forniscono materiale per il progetto della nuova diga foranea sono state debitamente qualificate per tali forniture, seguendo uno specifico e rigoroso iter”.

Nel frattempo è stato posato nei giorni scorsi l’undicesimo cassone della diga su 103 totali. Da ricordarsi, infine, come resti in sospeso, perché responsabilità del Mase, il pronunciamento sull’utilizzabilità per il riempimento dei cassoni dei materiali provenienti dal cantiere navale di Sestri Ponente.

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