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Wista Italy: escludere le donne dai vertici portuali un danno per la crescita

La lettera aperta della presidente Musso chiede ai vertici del Governo di cambiare rotta: in 30 anni, solo 2 donne presidenti e 6 segretari a fronte di circa 300 nomine complessive

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
1 Agosto 2025
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Costanza Musso

Lettera aperta a firma di Costanza Musso *

* presidente Wista Italy – Women’s International Shipping and Trading Association

 

Wista Italy: servono le quote rosa nei porti italiani per vedere una donna presidente di Autorità Portuale?

La tornata di nomine di questi giorni alla presidenza di 14 delle 16 Autorità Portuali, nonostante numerose e qualificate candidature femminili, non vede al momento donne scelte per queste posizioni di comando.

Niente di nuovo nel settore dello shipping che ha un risicato 6% di presenza femminile ma trova nelle Autorità Portuali una situazione di eccellenza dove la presenza femminile pesa per il 46%, pari a circa 700 unità, con il 47%  di  donne quadri e il 31% di dirigenti.

Ma nella governance, in 30 anni, abbiamo avuto solo 2 donne presidenti e 6 segretari a fronte di circa 300 nomine complessive. Si può fare di più e lo abbiamo chiesto in modo accorato quando, a marzo,  siamo andate a presentare, a Montecitorio, ospiti del Presidente della Commissione Trasporti, Salvatore Deidda, il libro per il trentennale di Wista Italy “Donne sul Ponte di Comando”

Le nomine dei vertici delle Autorità Portuali hanno anche un valore simbolico. Escludere le donne dai vertici delle autorità portuali consolida stereotipi e barriere culturali che da decenni Wista Italy, l’associazione delle donne dello shipping che oggi presiedo, combatte.

Perché qui le competenze ci sono eccome, come dimostrano i dati, e c’è anche la voglia di fare la nostra parte e metterci in gioco per contribuire alla crescita del settore dei porti anche con un’impostazione complementare a quella maschile.

Ci auguriamo di essere smentite con le ultime nomine ai vertici delle Autorità Portuali attese nei prossimi giorni perché l’assenza totale di donne a capo delle autorità portuali non è solo un problema di parità di genere: è un problema di crescita e sviluppo del settore. Le competenze oggi non hanno genere ed escludere metà della popolazione dai luoghi decisionali ha un impatto negativo sulla qualità stessa delle istituzioni e priva il paese di risorse fondamentali per la crescita.

Negli ultimi anni si sono fatti passi avanti per promuovere l’inclusione e l’uguaglianza tra uomini e donne nel settore portuale. I dati delle Autorità lo dimostrano. Molte aziende e istituzioni stanno adottando politiche per favorire la partecipazione femminile, come programmi di formazione dedicati, iniziative di mentoring e misure per garantire pari opportunità di carriera. Introduzione di protocolli volti a mettere a disposizione delle lavoratrici e dei lavoratori un ambiente in cui sia rispettata la dignità di ognuno e siano favorite le relazioni interpersonali basate su uguaglianza e reciproca correttezza, anche attraverso forme di collaborazione per il superamento di eventuali situazioni discriminatorie di genere, individuali e collettive. Ma tutto questo non basta. Evidentemente permane il tetto di cristallo che impedisce alle donne di accedere a ruoli di leadership. Promuovere la parità di genere nei porti italiani significa lavorare insieme per creare un ambiente più equo, inclusivo e rappresentativo di tutte le persone che contribuiscono al settore con l’obiettivo di non pregiudicare il curriculum di nessuno, puntando invece sull’efficienza di ruolo.

Altrimenti, se il settore non riesce autonomamente a raggiungere una situazione di parità, come dimostra il fatto che negli ultimi 30 anni ci sono state in tutto 6 donne segretario generale e 2 presidenti, allora bisogna cambiare le regole per accelerare questo cambiamento. Allora chiediamo le quote rosa, anche nei porti italiani, cioè misure volte a garantire una rappresentanza minima delle donne attraverso obblighi di percentuale o posti riservati, in modo da mettere a sistema un nuovo paradigma culturale.

A noi le quote rosa non piacciono ma sono innegabilmente un acceleratore importante basti pensare che nelle aziende di grande dimensione, dove sono state adottate come obbligo di legge, hanno portato la componente femminile nei CdA dal 7% al 44% in 10 anni e a risultati aziendali migliori misurati in modo tangibile.

E’ un appello che rivolgiamo alla Presidente del Consiglio, al Ministro Salvini, al Governo, alle commissioni preposte  e alle Regioni competenti: bisogna cambiare rotta!

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