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Porti

Anche i servizi tecnico-nautici locali spingono per il rigassificatore a Taranto

“Struttura fondamentale per sostenere la transizione produttiva verso processi basati su energia elettrica e gas”

di REDAZIONE SHIPPING ITALY
5 Settembre 2025
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Rimorchiatori Napoletani – porto di Taranto – sede Adsp

A volere il rigassificatore a Taranto non sono solo gli agenti marittimi locali.

Con una nota congiunta firmata da Felice Tagarelli, Capo pilota del locale Corpo piloti, Gaetano Raguseo dei Rimorchiatori Napoletani e Giovanni Puglisi, Capo Gruppo degli ormeggiatori ionici, i rappresentanti dei servizi tecnico nautici del porto hanno richiamato l’attenzione sul “legame inscindibile tra lo scalo ionico e le grandi realtà industriali del territorio”.

“Dopo la perdita dei traffici legati al terminal container – vi si legge – da oltre 20 anni il porto vive esclusivamente grazie ai flussi da e per gli stabilimenti Eni ed ex Ilva. La crisi di una sola di queste due industrie trascinerebbe inevitabilmente anche l’altra, perché nessuna sarebbe in grado di sostenere da sola gli ingenti costi necessari a garantire i servizi di sicurezza alle navi”.

Secondo gli operatori portuali “il sequestro degli impianti siderurgici ha già prodotto danni economici e sociali enormi, con conseguenze pesanti sull’occupazione diretta e indiretta della portualità. Negli ultimi 18 mesi i servizi tecnico-nautici hanno dovuto fare i conti con perdite significative e con la protesta dei lavoratori, preoccupati per i propri redditi”. In questo scenario, viene sottolineato il ruolo della Capitaneria di Porto, “che ha rivisto i parametri operativi dei servizi per renderli sostenibili a fronte del crollo dei traffici”.

Durissimo il passaggio sul rischio di trasferire la produzione siderurgica verso altri scali: “Pensare di portare altrove tutto ciò che serve per rendere eco-sostenibile l’acciaieria di Taranto, lasciando qui solo avanzi e macerie, è una scelta priva di logica economica e sociale”. E il paragone con l’area ex industriale di Bagnoli, rimasta abbandonata per oltre 40 anni, è indicativo dell’allarme lanciato.

“Gli operatori chiedono che il porto venga dotato della nave rigassificatrice, ritenuta fondamentale per sostenere la transizione produttiva verso processi basati su energia elettrica e gas. Abbiamo spazi, infrastrutture e professionalità già pronte. Dire solo ‘no’ significa arrecare un danno gravissimo non solo alla comunità portuale, ma all’intero territorio ionico”.

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